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martedì 29 luglio 2008

Bobby

Regia: Emilio Estevez
Genere: Drammatico
Cast: Con Harry Belafonte, Joy Bryant, Nick Cannon, Laurence Fishburne, Brian Geraghty, Heather Graham, Anthony Hopkins, Helen Hunt, Joshua Jackson, Shia LaBeouf, Lindsay Lohan, Demi Moore, Sharon Stone, Christian Slater, Martin Sheen, William H. Macy, Ashton Kutcher, Elijah Wood, Mary Elizabeth Winstead, Freddy Rodriguez.

114 minuti, USA , 2006

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Vale aveva ragione, un'altra volta. Ma lo so già, mi fido di lei in questi casi, anzi, direi che mi fido di lei, punto. Un film corale alla Altman, c'ho messo troppo per farlo girare sul mio schermo, forse per pigrizia o per risultati mentali affrettati. Il film volevo vederlo sul serio, ma il cassetto della memoria era in stand by. Vittoria, ce l'ho fatta.

La storia siamo noi, siamo un assemblaggio di volti, siamo inutili tensioni nervose e siamo sguardi inermi e fragili, e sembriamo piccoli e frammentati, siamo parte solo di noi stessi e del nostro cerchio, ci sembra di non avere voce in capitolo. Siamo parole e parti vitali che sorridono e si muovono e si intersecano e vanno vicino e lontano come automobili davanti ad un hotel.

Siamo diverse stagioni della vita, siamo tante, troppe solitudini, e siamo lavoro e vita, passione e amore, siamo giovane vecchiaia e anziana giovinezza. E siamo sogni, siamo una discarica di sogni, molti di essi ci accomunano solo con pochi, altri sono aperti al tutto, all'umanità, a discorsi forse spesso troppo grandi per risultare credibili. Anzi, troppo alti per risultare ascoltabili. Ci sarà sempre chi non capirà, chi avrà da ridire, chi troverà ingiusta la giustizia e farà parlare solo tante, troppe giustificazioni (dis)umane. Troppi colpi di pistola e troppe voci spezzate nel ricordo di oggi e di domani.

Estevez non sarà convincente al 100% nel profilare i personaggi (così come ho letto in parecchie recensioni), forse sì, è vero, alcuni risvolti umani restano caricaturali, alcuni volti rimangono un po' sfuocati e poco approfonditi, ma il quadro commuove e rende partecipe più di alcuni film di Altman (ma i paragoni devo per forza essere presenti?), e più di tutto, non si resta indifferenti.

Tutto parte dalla lacrima, almeno nel mio caso. Se scende, è fatta. Il film potrà pure avere qualche lacuna nel senso stretto della sceneggiatura (ma non nella regia, quel giro di telecamere sui volti dei protagonisti è da brividi), ma a livello sensoriale esprime molto, moltissimo, e prende alla gola.

Un cast da brividi, tutti immedesimati nella parte, tutti pronti a far scattare il punto focale e a schizzare in una sorta di direzioni unilaterale. Un destino solo davanti a molti occhi, come se una luce colpisse più punti allo stesso modo. E colpisce anche noi, immobili davanti allo schermo.

Ci accomunano molte più cose di quanto pensiamo, sembra dirci il film, anche se tutti quanti siamo un'isola (riguardo il personaggio di Anthony Hopkins, eccolo, non vuole tornare a casa. Lì non c'è più nulla, c'è solo solitudine. Anche nell'hotel ce n'è, ma è la sua solitudine) e affrontiamo la vita in modo diverso.

Scene memorabili: Freddy Rodriguez regala i suoi biglietti al collega. Razza, diversità, no, solo amicizia. // Sharon Stone taglia i capelli al marito, pronuncia tanti frammenti di parole, la telecamera gira intorno facendoci sentire desolati. Unsaid.// Anthony Hopkins aspetta Kennedy, come avrebbe fatto allora. Si legge un orgoglio che solo lui può comprendere. // Ogni personaggio è coinvolto, alla fine, in una sorta di standby emotivo, in un vortice di attesa e dolore che li rende un tutt'uno.

Sottolineature: La regia, attenta e corale; i protagonisti, tra tutti Anthony Hopkins e Sharon Stone; la colonna sonora di Mark Isham, perfetta e sospesa come un ricordo latente; la fotografia e i rimandi al passato, lugubri come campane funebri.

Da vedere perchè: Storia e storie, vita e vite. Quando un singolo aggettivo più diventare un insieme.


domenica 30 marzo 2008

Non è mai troppo tardi

"Non è mai troppo tardi"

Titolo Originale: The Bucklet List
Regia: Rob Reiner
Genere: Commedia
Cast: Jack Nicholson, Morgan Freeman, Sean Hayes, Beverly Todd, Rob Morrow
Usa, 2007

Breve Trama: Uno scorbutico milionario e un pacifico padre di famiglia si ritrovano nella stessa stanza d’ospedale con pochi mesi di vita a causa del cancro: redigono “La lista del capolinea”, le cose da fare prima di morire.

Recensione: Jack Nicholson e Morgan Freeman insieme. Due grandi del cinema americano sfoggiano tutta la loro bravura in un film che sembra assemblare i caratteri di altri film dei due attori.

Nicholson ricco, incazzato, sbruffone, un po' cinico ma fondamentalmente solo e malinconico (un misto tra Schimdt, Harry di "Tutto può succedere" e Melvin di "Qualcosa è cambiato") e Freeman sereno, intelligente, con quell'aria serafica di una persona che ha raggiunto la pace spirituale (qui si intravede, malgrado si parli di film stilisticamente diversi, la personificazione divina nei film "Una settimana da Dio" e "Un'impresa da Dio"). Ma i due, anche se portano sullo schermo un riassunto della loro carriera, sanno il fatto loro e sono affiatati come una coppia di amici di lunga data.

Il film ci presenta, nella classica maniera americana, due persone completamente diverse, che non si conoscono e neppure avrebbero la possibilità di farlo. Appartengono a due mondi che non facilmente collidono, Edward (Nicholson) è il direttore strampalato di un ospedale, divorziato e donnaiolo, e Carter (Freeman) lavora in un officina, ha una famiglia e la stessa moglie da 30 anni. Il fattore che li unisce, in maniera di certo non geniale, è la malattia. Entrambi vengono ricoverati nella stessa stanza nell'ospedale di Edward e, come da copione, l'approccio non è dei migliori. La prima mezz'ora del film ci mostra supercialmente il calvario della chemioterapia, ma allo stesso tempo ci fa comprendere che tra i due sta nascendo un rapporto di amicizia, fatto di prime occhiate e battute che pian piano diventano dialoghi un po' più profondi e personali.

E si giunge all'aggancio della storia: la lista di "cose da fare prima di morire". Un foglietto di carta, pochi mesi per entrambi, tanti sogni nel cassetto. Ed ecco la scelta: compiere insieme un numero prestabilito di avventure prima che si chiuda definitivamente il capitolo vita. Dopo qualche titubanza, Carter accetta di seguire la lista insieme ad Edward.

Il film cambia registro, la malattia scompare completamente. I due cominciano una serie di sgangherate e anche un po' improbabili avventure che li portano in giro per il mondo. Certe situazioni sfiorano la banalità, altre fanno risaltare il personaggio burlesco di Nicholson, altre fanno ridere a crepapelle, e la sceneggiatura zoppica un po', mostrandoci una serie di luoghi comuni che però, grazie a due co-protagonisti, non vengono mai messi troppo in rilievo. La vicenda si riassesta col riaffiorare di problemi del passato (la figlia che Edward non vede da anni, la moglie di Carter che rivuole insistentemente il marito a casa) e, immancabilmente, con la ripresa del tema inziale della malattia.

I due stringono un forte rapporto, ed è forse questo l'elemento perno di tutto il film. Si fanno una promessa reciproca, che talvolta vacilla, talvolta viene offuscata dal richiamo delle proprie famiglie e responsabilità, ma torna sempre a galla, perchè di fondo c'è un'amicizia forte e sincera, che va aldilà di qualsiasi facile calcolo o svogliato senso del tempo che passa.

Sì, è vero, è la solita commedia edificante, che gioca sui contrasti e sulla morale, ma, tolte le trovate un po' imbarazzanti, mette in luce la semplicità dei rapporti tra le persone : quel rapporto che non sopravvive ma vive per entrambi (la morte per loro è vicina, quindi non c'è più tempo da perdere), quel rapporto che non giudica l'altro superficialmente ma che si spinge bel oltre gli errori umani che tutti noi, in qualche modo, siamo portati a compiere. Tra i due protagonisti si instaura un tacito consenso che è però fatto di presenza nella vita dell'altro; non si lasciano vivere ma si prendono per mano, per quanto possono, e sembrano dirsi "ce la faremo insieme".

Poi che il regista abbia scelto uno schema "doppio" e già largamente utilizzato (Morte/vita, ricco/povero, egoista/altruista, bianco/nero), in fondo, glielo concediamo.

Questo film non ha grandi pretese di spiegare la vita o di dare risposte, ma ci dice, ancora una volta, che di tempo non ne abbiamo molto e che ci conviene tenerci stretti gli attimi, e se per caso ci capita di incontrare qualcuno sul nostro cammino, magari qualcuno che è in difficoltà, possiamo cercare di stargli vicino, senza giudicare o descrivere la sua vita solo per fattori superficiali.

Il film lascia un sorriso stampato sulla faccia, anche se in qualche modo l'epilogo si delinea facilmente, e non sarebbe dei più felici.

Ma i due mattacchioni han fatto centro, il messaggio è arrivato.

Memorabile, nel finale, la gag del caffè, dove le risate sono spontanee e coinvolgenti.

Voto: 7.5

mercoledì 26 marzo 2008

Onora il padre e la madre

"Onora il padre e la madre"

Titolo Originale: Before the Devil knows You're Dead
Regia: Sidney Lumett
Genere: Drammatico, Thriller
Cast: Philip Seymour Hoffman, Ethan Hawke, Albert Finney, Marisa Tomei, Rosemary Harris, Amy Ryan, Sakina Jaffrey, Arijia Bareikis

Usa, 2007

Trama: Due fratelli, Andy e Hank, vivono serie difficoltà economiche. Il maggiore, Andy, escogita un piano: svaligiare la gioielleria dei loro genitori durante il turno di una anziana e indifesa signora. Ma quella che doveva essere una semplice operazione senza nè pistole nè violenza, va storta nel momento in cui Bobby, il ladruncolo ingaggiato per la rapina, cambierà le carte in tavola..

Recensione: La prima scena che lo schermo ci proietta addosso (soprattutto se sei seduto in terza fila) appena iniziato il film, è una scena di sesso che coglie di sorpresa e ammutolisce un pò tutti in sala: un flaccido e appesantito uomo di mezza età fa l'amore con una sexi e giovane donna. Lui in un attimo ci trasmette quella sensazione di viscido e di unto che ne caratterizzerà i tratti e gli atteggiamenti e che ne farà il ritratto psicologico meglio studiato e perfettamente descritto del film; Philip Seymour Hoffman sarà fenomenale nell'interpretazione del suo personaggio; lei, la bellissima Marisa Tomei, lo è talmente tanto che viene da chiedersi cosa ci faccia con l'altro. Non sappiamo chi sono, dove sono, di cosa stanno parlando, in quale universo spazio-temporale sono collocati. La seconda scena invece non ha più nulla a che fare nè con lenzuola appiccicose nè con loro, almeno apparentemente: è una rapina. É LA rapina. Quella intorno a cui ruoteranno protagonisti ed eventi, amore e odio, infelici coincidenze e vendette premeditate. É la rapina che 2 fratelli che non se la passano particolarmente bene decidono di organizzare nella gioielleria dei loro genitori: un giochetto facile facile. Niente armi, niente sparatorie, niente feriti, niente di niente. L'assicurazione che risarcisce i vecchi e un bottino che basti a Hank (l'espressivissimo e umanissimo Ethan Hawke) per pagare gli alimenti a una ex moglie e ad una figlia che lo considerano un fallito e ad Andy per fuggire a Rio dove il sesso con sua moglie Gina potrà tornare ad essere quello della scena iniziale, dove i problemi non riusciranno a trovarlo, più che altro dove gli avvocati della società che ha truffato non potranno rivalersi su di lui. "Non c'è accordo di estradizione tra Stati Uniti e Brasile": quella che tra le lenzuola di quella scena sembra una frase senza senso di Gina, troverà la sua giusta collocazione, come tutto o quasi in questo film che è un pò passato e un pò presente, in un circolo vizioso di sentimenti che non riescono a risalire in superficie. Gli eventi infatti non si susseguono nella maniera tradizionale e non si può nemmeno dire che il regista si serva del classico flash-back: ora è il giorno della rapina, ora è Andy 4 giorni prima, ora è Andy il giorno della rapina, ora è Hank la mattina stessa, ora è Hank 2 giorni prima. Così, tra continui sbalzi temporali che a volte affaticano e mettono a dura prova uno spettatore svogliato, le dinamiche di odio, di risentimento, di amore ci vengono svelate. Tutto a poco a poco appare chiaro, per quanto chiari possano essere i meccanismi contorti della natura umana. Quella rapina che, secondo i piani di Andy, sarebbe dovuta essere una passeggiata e che invece si trasformerà in tragedia, non è altro che l'inevitabile epilogo della storia di una famiglia imperfetta, come lo sono tutte del resto; ma se la scintilla della follia scocca anche in uno solo dei componenti, ogni vecchio rancore rischia di salire a galla e nessuno può uscirne illeso: la fatalità è la parola chiave. Andy non si è mai sentito parte di questa quadrata famiglia americana, non si sente nemmeno più figlio di suo padre, mette persino in dubbio il fatto che lo sia davvero, sono tutti così belli e lui così imperfettamente umano..sa che a breve la società per cui lavora arriverà a scoprire i numerosi ammanchi in un bilancio che finora era stato così bravo a far quadrare, il suo unico rifugio è un super-attico in centro a Manhattan di uno spacciatore di lusso che gli inietta eroina fluttuando nella sua vestaglia da geisha (unica scena a mio parere eccessiva del film..), il suo bilancio personale non gli quadra più da tempo e non può giocare con i numeri stavolta: quello che lui è, non è la somma delle sue parti, i conti non tornano. Forse è per sopperire a questo caos interiore che tiene maniacalmente in ordine il suo moderno appartamento, forse è per questo che neanche si scompone alla notizia del tradimento della moglie..si limita a rovesciare ordinatamente per terra vari oggetti di Gina. L'unica soluzione possibile gli sembra quella della fuga, ma non sarà abbastanza veloce. Giustizia deve essere fatta e nell'affannarsi per tentare di sistemare le cose, non farà altro che arrampicarsi sugli specchi. Se il male sa che sei morto, più che se "ci sono dei peccati che non dovrebbero essere commessi" - ma chi li traduce i titoli?? - è solo questione di tempo. Per ripristinare il giusto equilibrio, entrerà in gioco il padre dei 2 fratelli, in un gesto agghiacciante e spietato. Ancora più agghiacciante è la luce che invade lo schermo nella scena finale. Possibile che la vendetta sia l'unico modo per fare giustizia? Possibile che un padre possa arrivare a tanto? In fondo, bastano i fatti di cronaca per darsi una risposta. Nella vita, come in questo film, fare proprio il diritto di scegliere chi deve vivere e chi deve morire non è così lontano dalla sfera del possibile, è solo poco più in là della soglia tra follia e lucidità. Una volta oltrepassata quella soglia, il bilancio è compromesso, ma i conti, in un modo o nell'altro, devono comunque tornare..



[Voto: 7.5]

giovedì 21 febbraio 2008

Molto Incinta

"Molto Incinta"

Titolo Originale: Knocked Up
Regia: Judd Apatow
Genere: Commedia, Romantico
Cast:Katherine Heigl, Seth Rogen, Leslie Mann, Paul Rudd, Tim Bagley, Jay Baruchel, Jonah Hill, Ken Jeong

Usa, 2006

Trama: Alison Scott è una promettente giornalista che si occupa di spettacolo ed è lanciata verso una grande carriera. Tutto per lei cambia però dopo una notte d'amore non protetto con un giovane ubriaco e fannullone, Ben Stone. Lei rimane incinta e lui che è un bambino poco cresciuto sembrerebbe la persona meno adatta per fare il padre..

Recensione: "Cosa faresti se questo ragazzo ti mettesse incinta?"..Così recita il manifesto. Cosa farebbe una splendida ragazza in carriera se uno scapestrato con i "capelli di una pecora" e il "petto di una donna" la mettesse incinta dopo una serata di bagordi perchè è troppo ubriaco per riuscire a mettersi il preservativo?Beh..lo inviterebbe a cena per dirglielo, cercherebbe di innamorarsene o perlomeno di farselo piacere e crescerebbe questo meraviglioso incidente di percorso insieme a lui. Sì, in una fiaba forse..perchè nella vita reale forse almeno uno dei due scapperebbe a gambe levate!..Ma per godersi a pieno una commedia divertente il cinismo di una signora della Varese dabbene seduta dietro di me che esclama "è una cagata" magari lo si lascia fuori dai tendoni rossi del cinema e ci si lascia trascinare, ridendo delle esilaranti battute, degli assurdi personaggi, delle gag improbabili..abbracciando a pieno l'alta filosofia del "vaffanculo, si potrà ridere solo per il gusto di ridere una volta tanto!!"..É così che la storia di Ben e di Alison diventa talmente tenera e romantica da non stancarsi nemmeno se dura la bellezza di 126 minuti!..É così che ci si affeziona ad un gruppo di efferati cannaioli che tentano di sfondare nel mondo web con un sito dedicato alle star..cioè, alle "poppe delle star", prima di scoprire che un sito così già esiste!!É così che si riesce a ridere anche delle battute più pesanti perchè, sono sincera, per alcune mi sono trovata a chiedermi "ma l'hanno detto veramente??"..figuratevi la sciura dietro di me!!Ma apparte l'ironia un pò all'"America Pie", tutto è equilibrato in questo film che nel suo genere è perfetto e per nulla scontato nonostante il lieto fine che è d'obbligo. Non sarebbe bello se bastassero l'impegno e l'amore a far funzionare il meccanismo della vita?..La morale ce la insegna il papà di Ben perchè "una disgrazia è tua nonna che divorata dall'Halzheimer non si ricorda più neanche di suo figlio, non un bambino". Una vera disgrazia inizialmente sembra esserlo proprio il futuro papà di questo bambino: nullafacente e nullatenente, vive con i pochi soldi di un risarcimento danni che risale al liceo..non ha certo quello che si potrebbe definire un fisico atletico, la sua più alta aspirazione è quella di aprire un sito web pseudo-pornografico insieme ai suoi amici strampalati, si ammazza di canne e..e ha l'espressione più dolce del mondo!..Se ne accorgerà subito o quasi Alison, altissima, biondissima, "tutta labbra e poppe" come le dice la sorella più grande, proiettata verso una brillante carriera da conduttrice televisiva..lei andrà oltre i chili e la marijuana di troppo perchè l'unica sua paura è quella di finire con un marito che preferisce il fanta-basket alla famiglia, come suo cognato..Fossero solo questi i problemi!!Ma in questo film tenero e divertente lo sono e va bene così..Giusto signora?? Non apprezzare "Knocked Up" per quello che è sarebbe come declassare un intero genere, quello della commedia..e non è proprio il caso, non crede?


[Voto: 8]


Curiosità: Nel suo appartamento, Ben ha appeso alla parete la locandina di "Eternal Sunshine of the Spotless Mind"..Ho finalmente visto quel film e mi è piaciuto moltissimo, ma questa volta sì che recensirlo sarebbe come rubarlo a chi me l'ha consigliato!..Perciò lascio l'onore a Gian. Solo questo vale un punticino allo sfaticato Ben e al suo film!

domenica 17 febbraio 2008

Micheal Clayton

"Michael Clayton"

Regia: Tony Gilroy
Genere: Drammatico, Thriller
Cast: George Clooney, Tom Wilkinson, Tilda Swinton, Sydney Pollack, Micheal O'Keefe, Ken Howard, Denis O'Hare, Robert Prescott

Usa, 2007

Trama: Per 15 anni Michael Clayton, avvocato newyorkese, ha lavato i panni sporchi dei suoi facoltosi clienti 'aggiustando la verità'. Durante la risoluzione di una questione in apparenza semplice da sistemare, però, è lui stesso ad essere coinvolto in un caso scottante e Clayton vedrà trasformarsi nei peggiori quattro giorni della sua vita quelli che dovevano essere gli ultimi della sua brillante carriera.

Recensione: Micheal Clayton non è riuscito ad entrarmi dentro. Per me il cinema è emozione e con questo film non sono riuscita a provarne. Sarà che a volte scelgo di farmi prendere fin dall'inizio dallo spirito critico e decido che niente dovrà starmi bene, sarà che mi sarei aspettata una trama più avvincente..sarà la bottiglia di quel maledetto Martini che non sono riuscita a non vedere in mano al povero George, in alcuni momenti credibile ok, ma sempre con quell'aria beffarda sotto l'espressione più intensa che proprio non lo abbandona. O perlomeno che io non ho potuto fare a meno di vedergli stampata in faccia. Ma andrei con ordine partendo dal titolo del film che dovrebbe essere preludio della storia di un uomo..Michcheal Clayton se non erro..eppure dopo 2 ore circa di quell'uomo non si sa nulla. E, mi spiace, a me non è bastata l'inquadratura finale di Clooney sul taxi di fianco ai titoli di coda; anche perchè stavo lì a chiedermi - ma che vuol dire "guidi fino a 50 dollari" ma perchè -?????". Non si capisce che lavoro faccia questo Micheal Clayton, tuttalpiù lo si potrebbe spacciare per la donna delle pulizie con questo continuo uso dell'espressione "lavare i panni sporchi"..Non lo si vede mai in una scena intima -non mangia? non dorme? non vive in una casa fatta di mattoni questo Clayton?- É separato dalla moglie..perchè? Della sua storia personale, apparte il crollo finanziario per un investimento sbagliato causa il fratello, altro personaggio buttato lì, non viene lasciato intendere molto di più.."per gli avvocati sei un poliziotto e per i poliziotti un avvocato, non sai neanche tu quello che sei" gli dice un altro fratello, quello assennato..E figuriamoci noi allora!!!!!! Sto diventando troppo cattiva?..É che ci ho visto troppe lacune, non posso farci nulla. Credevo avrei assistito alla storia di uno sporco avvocato corrotto redimersi, mi aspettavo la svolta..il personaggio di Clooney invece ci viene presentato stanco e stanco è il suo sguardo alla fine del film. Sempre lo accompagna quell'aria velatamente disgustata, mai un impeto di rabbia..o di amore. Solo la stessa malinconica espressione..L'inizio non è male, l'esplosione della macchina di Clayton promette bene, ti aspetti un'avvincente susseguirsi di macchinazioni ed eventi che porteranno a quell'attentato, ma la trama non è all'altezza, c'è qualcosa che non va. E forse sta proprio qui l'originalità della scelta del regista..descrivere ogni cosa dal punto di vista di un uomo fondamentalmente stanco di tutto. Ma, ripeto, in me non ha fatto presa. Accanto allo stanchissimo e disgustatissmo Micheal, ho trovato personaggi molto più interessanti come l'anziano avvocato interpretato da Tom Wilkinson che tocca il fondo spogliandosi in un'aula di tribunale prima di cercare di rimediare a tutti quegli anni passati a difendere degli assassini..ma ormai è troppo tardi, il meccanismo è partito, si è esposto troppo e toccherà allo pseudo-eroe Clayton portare a termine la sua missione. E lo fa, questo è da ammettere, sceglie la coscienza ai soldi facili, ma possibile che dopo aver distrutto una Multinazionale, salvato milioni di persone da un prodotto chimico letale, uno sale su un taxi e "guidi fino a 50 dollari"????Personalmente, ho apprezzato molto di più la figura della cattivissima e pezzatissima Karen, che per salvare i suoi interessi arriva ad uccidere..o perlomeno ad ingaggiare qualcuno perchè lo faccia al posto suo. Impettita e rigida nei suoi abiti fuori moda dai colori pastello, nelle sue collant bianche, nel suo caschetto impagliato..si vede per poche scene eppure sono tutte talmente ben studiate e il volto elfico di Tilda Swinton è talmente espressivo che subito la si inquadra e la si ricorda. Clooney ci ammorba 120 minuti e non raggiunge lo stesso risultato!!Non fa centro..non MI centra. Un attimo..dalla regia mi stanno facendo strani cenni..ah, è candidato all'Oscar?..come migliore attore?Bene, quasi quasi cancello la mia recensione e faccio finta di non averla mai scritta..Oppure clicco su "pubblica post" qua sotto, sulla sinistra, e aspetto timida il pubblico linciaggio!!!..Ma se il cinema è emozione e questa è la nostra cineteca emozionale non ho scelta..non è scoccata la scintilla, sarà che "no Martini"..una cosa è certa, guardare un film carichi di aspettative, di schemi mentali è la cosa più sbagliata, lo so, è stato il mio errore. Chiedo venia e soprattutto il vostro parere..


[Voto: 5.5]

sabato 26 gennaio 2008

La Tela di Carlotta

"La tela di Carlotta"
(Charlotte's Web)

Regia: Gary Winick
Genere: Commedia/ Drammatico /Famiglia
Durata: 97min
Interpreti: Dakota Fanning + (voci) Julia Roberts, Oprah Winfrey, Steve Buscemi, Kathy Bates, John Cleese, Thomas Haden Church, Robert Redford

USA, 2006

Trama: Fern è uno dei due unici esseri viventi che vedono nel maialino Wilbur le caratteristiche che ne fanno un’autentica perla nel porcile. Al trasferimento in una nuova fattoria, Wilbur allaccia la seconda profonda amicizia della sua vita con un ragno di nome Carlotta e il loro legame spinge gli altri animali a iniziare a comportarsi come una grande famiglia. Quando per Wilbur giunge il momento di essere trasformato in salsicce, nulla sembra poterlo salvare dal suo triste destino, ma sarà Carlotta a usare la sua ragnatela per convincere il fattore che Wilbur non è un maiale come tutti gli altri e non merita di essere macellato.

Recensione: Premetto che quando un film mi riduce in lacrimoni ha già vinto tutto. Dimentico qualsiasi analisi pseudotecnica dei contenuti, e lascio parlare il valore emozionale di ciò che ho appena visto.
E' stato il caso di "La tela di Carlotta", che ho riguardato piacevolmente a distanza di solo una settimana. Forse perchè sono un po' a corto di sentimenti veri, forse perchè il messaggio è forte e chiaro, forse perchè vorrei sempre poter vivere l'amicizia nella maniera intensa descritta dal film, ma spesso non mi è possibile.
E' un film totalmente sull'amicizia, sul riconoscimento del proprio valore in mezzo agli altri, sulle piccole cose, sui piccoli miracoli di ogni singolo giorno, sulla stima, sull'affetto, sulle promesse, sulle difficoltà dell'accettazione del diverso. E' un film per bambini prima di tutto, per adulti subito dopo, per famiglie successivamente.
C'è sicuramente molto zucchero in questa pellicola, ma è zucchero che fa bene al cuore.
Spontaneità e frasi impeccabili rendono il film poetico e leggero, ma allo stesso modo fa riflettere. Riflettere su come viviamo i rapporti al giorno d'oggi, misurando ormai gesti e parole, e donandoci sempre più col contagocce.
Carlotta è un ragno, nella realtà è un diverso, un imcompreso. Un diverso che vive per suo conto, ma che ha in serbo miracoli splendidi e affascinanti, racchiusi in una tela che già in sè è un miracolo. Willburn è un maiale, destinato a trovare la morte prima dell'arrivo del Natale, ma è un animale dall'animo gentile, e vede aldilà delle cose. Nasce un'amicizia improbabile, come ci racconta lo stesso narratore esterno, ma un'amicizia pura e stupenda: Carlotta promette di aiutare l'amico a sfuggire dal suo destino, e questo suo atteggiamento pian piano fa sciogliere la situazione rigida della fattoria. Gli altri animali si dividono per categorie, interagiscono tra di loro solo con frasi ironiche e frecciatine. "Ma voi siete amici?" chiede Willburn agli altri animali "Ma sì, credo di si, viviamo insieme da una vita." "Non credo che stare in uno stesso posto significhi essere amici". Piccole perle di saggezza dispensate in molti punti del film, che, come ho già detto, è un omaggio alla bellezza dei rapporti "diversi", che poi così diversi non lo sono affatto.
Nel tentativo di salvataggio del piccolo maialino, alla fine tutta la fattoria si ritrova unita, le divisioni si sciolgono e ognuno dà un proprio contributo alla causa. Carlotta tesse la sua tela come una ricamatrice instancabile e riesce a salvare Willburn, che avrà modo di dimostrarle riconoscenza rimettendo in moto "il cerchio della vita" e prendendosi cura dei suoi piccoli.

Tratto da una famosa favola per bambini, il film fa un uso eccellente della telecamera e dell'animazione 3D, che non è mai invasiva. La fotografia è ben curata, e tratteggia un'atmosfera molto bucolica e fiabesca.
Un film per chi si commuove facilmente, per chi ai "rapporti improbabili" ci crede ancora, per chi deve tutto ai piccoli gesti, per chi ha nostalgia dell'infanzia, per chi vuole passare una serata riscoprendo il valore dei piccoli miracoli.
Troppo zucchero? No, ce n'è troppo poco in generale e forse ci siamo abituati così.
Da piccoli era diverso, e alla magia ci si credeva ancora. E la tela di Carlotta non è altro che un prodotto di essa.

Divertentissimi i dialoghi tra gli animali e le scene dei due corvi e del sorcio, che spezzano un po' il ritmo del film dando un po' di "scossa" alla pellicola.
Da sottolineare l'incantevole colonna sonora di Danny Elfman e la canzone finale, "Odinary Miracle", cantata da un'eccezionale Sarah McLachlan, che riassume tutto il significato del film.


Voto: 8.5


Ending Titles "Ordinary Miracle", Sarah McLachlan

giovedì 10 gennaio 2008

Little Children

"Little Children"

Regia: Todd Field
Genere: Drammatico
Durata: 130 min
Interpreti: Kate Winslet, Patrick Wilson, Jennifer Connelly, Gregg Edelman, Sadie Goldstein, Ty Simpkins, Jackie Earle Haley, Phyllis Somerville
Colonna sonora: Thomas Newman
USA, 2006

Trama: Il film racconta la storia di coppie sposate e frustrate da partner noiosi, figli viziati e vite prevedibili, che il giorno sembrano famiglie perfette mentre nella notte sono tutt'altro. Sarah è una madre sposata con un marito, Richard, ossessionato con il porno su internet. Todd è un padre casalingo sposato con Kathie, documentarista fissata dal voler fargli riprendere la carriera legale. Mary Ann è una supermamma organizzata con una figlia di 4 anni già con il futuro destinato ad Harvard. E infine Ronnie, un pedofilo uscito dalla prigione che fa ritorno a casa. In questo clima di famiglie disfunzionali, Sarah e Todd iniziano una storia che li riporta all'età dell'adolescenza, in quel periodo di libertà tra le responsabilità dell'infanzia e quelle di essere genitori. (mymovies.it)

Recensione: Comincio dicendo che è assurdo. L'Italia non ha minimamente sfiorato questo film, nè al momento della sua uscita nelle sale americane, nè durante gli Oscar 2007, nè nei mesi successivi. Il film non è neppure stato doppiato nella nostra lingua, come se fosse una produzione di second'ordine. Non entro nel merito dei processi di produzione italiani, dico soltanto che è una vergogna, nel senso vero del termine. Vengono proiettati al cinema film con budget illimitato e trame masticate e rimasticate. Vanzina e company mettono piede nelle sale ogni santo Natale, e, come per magia, fanno milioni a palate. I film importati dall'estero, quelli di un certo peso espressivo, vengono rilegati alle piccole sale d'essai, oppure tenuti in programmazione per una settimana, dieci giorni massimo. Certo, il pubblico forse vuole questo e dei film veramente ben fatti se ne frega, ma per alcuni versi non ne sono poi così tanto sicuro. Ci hanno abituato in questo modo, soprattutto negli ultimi anni.
"Little Children" è mancato alle sale italiane come un grande libro manca nelle librerie di periferia. Non parlo di best-seller, che non sempre sono all'altezza della loro nomina, parlo di quei libri che davvero lasciano un segno, trattenendoti il fiato, catapultandoti per un po' di tempo in un mondo non tuo.
Questo film è esattamente questo. Ti "risucchia" nella sua trama e neppure ti rendi conto che stanno passando più di due ore.

Vicende che non hanno nulla di paranormale. Vite che s'intrecciano nella "suburbia" americana, un p0' quella delle "Desperate Housewives". Con la differenza che in questo film la realtà delle storie narrate la si tocca con mano, e le patinature perfezioniste si sgretolano non con omicidi o fatti inspiegabili, ma con puri riferimenti alla società odierna, così solida e benestante nella facciata, ma in realtà in bilico continuo tra frustrazione e pessimismo.
L'inizio del film mette in risalto quell'aspetto leggero ma pungente di essere madre tra le madri: critiche, asprità, commenti detti sottovoce, diversità. Kate Winslet, con il suo sguardo stanco e un po' sottomesso alla vita che conduce, è perfetta anche stavolta. Perfetta perchè sa mettere in scena con maestria il suo personaggio, annoiato e intriso in una routine fatta di parco giochi e merendine, di chiacchiere sterili e sorrisi ipocriti. Il perfezionismo, essere una madre modello, fare solo ciò che il buon senso dice di fare. Eccole le madri americane, affaccendate a giudicare severamente gli altri, a punire verbalmente i trasgressori, ad elevare le loro doti senza nessun margine di dubbio. Entra poi in scena il personaggio interpretato dal bravissimo Patrick Wilson. Lui conduce una vita da casalingo, non ha mai concluso gli studi di avvocato, e si dedica completamente al piccolo figlio. Di nuovo un "diverso", un uomo che prende il ruolo femminile e lo fa proprio, un uomo che affascina le perfette casalinghe del parco rendendole ancora più pettegole e maliziose.
Ed ecco l'incontro, quasi casuale, tra Kate e Patrick. Si affaccia nei loro volti la trasgressione, la perdita di controllo, la voglia di uscire dagli schemi imposti e autoimposti. Nasce un'amicizia forte e impulsiva; il personaggio di Kate, Sarah, scopre che il marito preferisce masturbarsi davanti al computer piuttosto che darle attenzioni, e per questo motivo, decide di tentare, vuole sentirsi ancora desiderata, vuole mettere in risalto quella sua forte fisicità, e per questo si lascia andare. La passione tra i due viene tenuta a freno, tra sguardi sfiorati e carezze rubate,ma alla fine esplode in una reazione quasi violenta, che porta i due a trasgredire sempre più spesso, mentre la loro vita apparente viene portata avanti tra bugie e paure.

In questo contesto di "distruzione" dei valori americani, bigotti e incapaci di perdonare, si colloca il personaggio di Ronnie, pedofilo appena uscito di prigione, desideroso di una redenzione che mai gli verrà data. Un uomo fragile, curvo su stesso, che vive ancora con l'anziana madre, l'unica ad averlo perdonato ed essere andata oltre gli errori commessi dal figlio. Viene evidenziato il fatto che spesso chi viene condannato non avrà più possibilità di redimersi. Una volta commesso un errore, piccolo o grande esso sia, questo resterà impresso in ogni azione futura, e in questo modo non ci saranno possibilità di riconquistare una dignità umana; quella dignità che tanto reclamiamo con forza in ogni momento della nostra vita. Ronnie vive nelle azioni passate, è incapace di amare, è incapace di muoversi al di fuori delle sue quattro mura, è incapace di credere in qualcosa e per tutto il vicinato lui è "il diavolo". La madre è la sua unica protezione, e lui in fondo non è mai realmente cresciuto, è rimasto in bilico tra la perversione dei suoi atti e la purezza dei suoi modi di fare. Un uomo che è destinato a perire moralmente, la società non sarà mai in grado di riabilitarlo.

Perfezione, moralità, famiglia, perdizione, passione, amore, obblighi, doveri, fragilità, sesso, redenzione. Sono tutte parole che rieccheggiano, alternandosi, per tutta la durata del film. Un film che non vuole essere un insegnamento morale, non vuole fare nessuna predica, non si mette in cattedra. E' un film che tristemente mette in luce la vita così com'è, la vita dietro la facciata. La vita che dà e toglie, la vita che non spicca il volo, la vita che già sta donando ma si è troppo distratti per rendersene conto.
Come sottofondo dell'intero film, il rumore incessante del treno, che diventa quasi una presenza incombente, quasi un disagio, un rombo che si sossegue scandendo il tempo come gli orologi nella casa di Ronnie.

Ho letto da qualche parte che questo è un film che mette in luce come noi vediamo gli altri, come gli altri ci vedono e come noi vediamo noi stessi. Sono assolutamente d'accordo. E' un film che guarda con tanti occhi, che parla con tante bocche e che traspira vita e sudore, sangue e lacrime.

Accosterei questo capolavoro ad "American Beauty", proprio per lo spaccato di vita americana che ci sa offrire.

Candidato a tre Oscar, miglior attrice protagonista per Kate Winslet, grandiosa in ogni minuto del film (è un peccato che non abbia portato a casa la statuetta), miglior attore non protagonista per Jackie Earle Haley, migliore sceneggiatura di Todd Field.

Un capolavoro, a mio parere, con un'ottima colonna sonora dell'insuperabile Thomas Newman (da sempre il mio preferito).

Tralasciando il fatto che l'Italia s'è dimenticata di "Little Children", dal mio punto di vista sono davvero contento di essermelo gustato in lingua originale.


Voto: 10