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martedì 29 luglio 2008

Bobby

Regia: Emilio Estevez
Genere: Drammatico
Cast: Con Harry Belafonte, Joy Bryant, Nick Cannon, Laurence Fishburne, Brian Geraghty, Heather Graham, Anthony Hopkins, Helen Hunt, Joshua Jackson, Shia LaBeouf, Lindsay Lohan, Demi Moore, Sharon Stone, Christian Slater, Martin Sheen, William H. Macy, Ashton Kutcher, Elijah Wood, Mary Elizabeth Winstead, Freddy Rodriguez.

114 minuti, USA , 2006

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Vale aveva ragione, un'altra volta. Ma lo so già, mi fido di lei in questi casi, anzi, direi che mi fido di lei, punto. Un film corale alla Altman, c'ho messo troppo per farlo girare sul mio schermo, forse per pigrizia o per risultati mentali affrettati. Il film volevo vederlo sul serio, ma il cassetto della memoria era in stand by. Vittoria, ce l'ho fatta.

La storia siamo noi, siamo un assemblaggio di volti, siamo inutili tensioni nervose e siamo sguardi inermi e fragili, e sembriamo piccoli e frammentati, siamo parte solo di noi stessi e del nostro cerchio, ci sembra di non avere voce in capitolo. Siamo parole e parti vitali che sorridono e si muovono e si intersecano e vanno vicino e lontano come automobili davanti ad un hotel.

Siamo diverse stagioni della vita, siamo tante, troppe solitudini, e siamo lavoro e vita, passione e amore, siamo giovane vecchiaia e anziana giovinezza. E siamo sogni, siamo una discarica di sogni, molti di essi ci accomunano solo con pochi, altri sono aperti al tutto, all'umanità, a discorsi forse spesso troppo grandi per risultare credibili. Anzi, troppo alti per risultare ascoltabili. Ci sarà sempre chi non capirà, chi avrà da ridire, chi troverà ingiusta la giustizia e farà parlare solo tante, troppe giustificazioni (dis)umane. Troppi colpi di pistola e troppe voci spezzate nel ricordo di oggi e di domani.

Estevez non sarà convincente al 100% nel profilare i personaggi (così come ho letto in parecchie recensioni), forse sì, è vero, alcuni risvolti umani restano caricaturali, alcuni volti rimangono un po' sfuocati e poco approfonditi, ma il quadro commuove e rende partecipe più di alcuni film di Altman (ma i paragoni devo per forza essere presenti?), e più di tutto, non si resta indifferenti.

Tutto parte dalla lacrima, almeno nel mio caso. Se scende, è fatta. Il film potrà pure avere qualche lacuna nel senso stretto della sceneggiatura (ma non nella regia, quel giro di telecamere sui volti dei protagonisti è da brividi), ma a livello sensoriale esprime molto, moltissimo, e prende alla gola.

Un cast da brividi, tutti immedesimati nella parte, tutti pronti a far scattare il punto focale e a schizzare in una sorta di direzioni unilaterale. Un destino solo davanti a molti occhi, come se una luce colpisse più punti allo stesso modo. E colpisce anche noi, immobili davanti allo schermo.

Ci accomunano molte più cose di quanto pensiamo, sembra dirci il film, anche se tutti quanti siamo un'isola (riguardo il personaggio di Anthony Hopkins, eccolo, non vuole tornare a casa. Lì non c'è più nulla, c'è solo solitudine. Anche nell'hotel ce n'è, ma è la sua solitudine) e affrontiamo la vita in modo diverso.

Scene memorabili: Freddy Rodriguez regala i suoi biglietti al collega. Razza, diversità, no, solo amicizia. // Sharon Stone taglia i capelli al marito, pronuncia tanti frammenti di parole, la telecamera gira intorno facendoci sentire desolati. Unsaid.// Anthony Hopkins aspetta Kennedy, come avrebbe fatto allora. Si legge un orgoglio che solo lui può comprendere. // Ogni personaggio è coinvolto, alla fine, in una sorta di standby emotivo, in un vortice di attesa e dolore che li rende un tutt'uno.

Sottolineature: La regia, attenta e corale; i protagonisti, tra tutti Anthony Hopkins e Sharon Stone; la colonna sonora di Mark Isham, perfetta e sospesa come un ricordo latente; la fotografia e i rimandi al passato, lugubri come campane funebri.

Da vedere perchè: Storia e storie, vita e vite. Quando un singolo aggettivo più diventare un insieme.


giovedì 21 febbraio 2008

Molto Incinta

"Molto Incinta"

Titolo Originale: Knocked Up
Regia: Judd Apatow
Genere: Commedia, Romantico
Cast:Katherine Heigl, Seth Rogen, Leslie Mann, Paul Rudd, Tim Bagley, Jay Baruchel, Jonah Hill, Ken Jeong

Usa, 2006

Trama: Alison Scott è una promettente giornalista che si occupa di spettacolo ed è lanciata verso una grande carriera. Tutto per lei cambia però dopo una notte d'amore non protetto con un giovane ubriaco e fannullone, Ben Stone. Lei rimane incinta e lui che è un bambino poco cresciuto sembrerebbe la persona meno adatta per fare il padre..

Recensione: "Cosa faresti se questo ragazzo ti mettesse incinta?"..Così recita il manifesto. Cosa farebbe una splendida ragazza in carriera se uno scapestrato con i "capelli di una pecora" e il "petto di una donna" la mettesse incinta dopo una serata di bagordi perchè è troppo ubriaco per riuscire a mettersi il preservativo?Beh..lo inviterebbe a cena per dirglielo, cercherebbe di innamorarsene o perlomeno di farselo piacere e crescerebbe questo meraviglioso incidente di percorso insieme a lui. Sì, in una fiaba forse..perchè nella vita reale forse almeno uno dei due scapperebbe a gambe levate!..Ma per godersi a pieno una commedia divertente il cinismo di una signora della Varese dabbene seduta dietro di me che esclama "è una cagata" magari lo si lascia fuori dai tendoni rossi del cinema e ci si lascia trascinare, ridendo delle esilaranti battute, degli assurdi personaggi, delle gag improbabili..abbracciando a pieno l'alta filosofia del "vaffanculo, si potrà ridere solo per il gusto di ridere una volta tanto!!"..É così che la storia di Ben e di Alison diventa talmente tenera e romantica da non stancarsi nemmeno se dura la bellezza di 126 minuti!..É così che ci si affeziona ad un gruppo di efferati cannaioli che tentano di sfondare nel mondo web con un sito dedicato alle star..cioè, alle "poppe delle star", prima di scoprire che un sito così già esiste!!É così che si riesce a ridere anche delle battute più pesanti perchè, sono sincera, per alcune mi sono trovata a chiedermi "ma l'hanno detto veramente??"..figuratevi la sciura dietro di me!!Ma apparte l'ironia un pò all'"America Pie", tutto è equilibrato in questo film che nel suo genere è perfetto e per nulla scontato nonostante il lieto fine che è d'obbligo. Non sarebbe bello se bastassero l'impegno e l'amore a far funzionare il meccanismo della vita?..La morale ce la insegna il papà di Ben perchè "una disgrazia è tua nonna che divorata dall'Halzheimer non si ricorda più neanche di suo figlio, non un bambino". Una vera disgrazia inizialmente sembra esserlo proprio il futuro papà di questo bambino: nullafacente e nullatenente, vive con i pochi soldi di un risarcimento danni che risale al liceo..non ha certo quello che si potrebbe definire un fisico atletico, la sua più alta aspirazione è quella di aprire un sito web pseudo-pornografico insieme ai suoi amici strampalati, si ammazza di canne e..e ha l'espressione più dolce del mondo!..Se ne accorgerà subito o quasi Alison, altissima, biondissima, "tutta labbra e poppe" come le dice la sorella più grande, proiettata verso una brillante carriera da conduttrice televisiva..lei andrà oltre i chili e la marijuana di troppo perchè l'unica sua paura è quella di finire con un marito che preferisce il fanta-basket alla famiglia, come suo cognato..Fossero solo questi i problemi!!Ma in questo film tenero e divertente lo sono e va bene così..Giusto signora?? Non apprezzare "Knocked Up" per quello che è sarebbe come declassare un intero genere, quello della commedia..e non è proprio il caso, non crede?


[Voto: 8]


Curiosità: Nel suo appartamento, Ben ha appeso alla parete la locandina di "Eternal Sunshine of the Spotless Mind"..Ho finalmente visto quel film e mi è piaciuto moltissimo, ma questa volta sì che recensirlo sarebbe come rubarlo a chi me l'ha consigliato!..Perciò lascio l'onore a Gian. Solo questo vale un punticino allo sfaticato Ben e al suo film!

sabato 26 gennaio 2008

La Tela di Carlotta

"La tela di Carlotta"
(Charlotte's Web)

Regia: Gary Winick
Genere: Commedia/ Drammatico /Famiglia
Durata: 97min
Interpreti: Dakota Fanning + (voci) Julia Roberts, Oprah Winfrey, Steve Buscemi, Kathy Bates, John Cleese, Thomas Haden Church, Robert Redford

USA, 2006

Trama: Fern è uno dei due unici esseri viventi che vedono nel maialino Wilbur le caratteristiche che ne fanno un’autentica perla nel porcile. Al trasferimento in una nuova fattoria, Wilbur allaccia la seconda profonda amicizia della sua vita con un ragno di nome Carlotta e il loro legame spinge gli altri animali a iniziare a comportarsi come una grande famiglia. Quando per Wilbur giunge il momento di essere trasformato in salsicce, nulla sembra poterlo salvare dal suo triste destino, ma sarà Carlotta a usare la sua ragnatela per convincere il fattore che Wilbur non è un maiale come tutti gli altri e non merita di essere macellato.

Recensione: Premetto che quando un film mi riduce in lacrimoni ha già vinto tutto. Dimentico qualsiasi analisi pseudotecnica dei contenuti, e lascio parlare il valore emozionale di ciò che ho appena visto.
E' stato il caso di "La tela di Carlotta", che ho riguardato piacevolmente a distanza di solo una settimana. Forse perchè sono un po' a corto di sentimenti veri, forse perchè il messaggio è forte e chiaro, forse perchè vorrei sempre poter vivere l'amicizia nella maniera intensa descritta dal film, ma spesso non mi è possibile.
E' un film totalmente sull'amicizia, sul riconoscimento del proprio valore in mezzo agli altri, sulle piccole cose, sui piccoli miracoli di ogni singolo giorno, sulla stima, sull'affetto, sulle promesse, sulle difficoltà dell'accettazione del diverso. E' un film per bambini prima di tutto, per adulti subito dopo, per famiglie successivamente.
C'è sicuramente molto zucchero in questa pellicola, ma è zucchero che fa bene al cuore.
Spontaneità e frasi impeccabili rendono il film poetico e leggero, ma allo stesso modo fa riflettere. Riflettere su come viviamo i rapporti al giorno d'oggi, misurando ormai gesti e parole, e donandoci sempre più col contagocce.
Carlotta è un ragno, nella realtà è un diverso, un imcompreso. Un diverso che vive per suo conto, ma che ha in serbo miracoli splendidi e affascinanti, racchiusi in una tela che già in sè è un miracolo. Willburn è un maiale, destinato a trovare la morte prima dell'arrivo del Natale, ma è un animale dall'animo gentile, e vede aldilà delle cose. Nasce un'amicizia improbabile, come ci racconta lo stesso narratore esterno, ma un'amicizia pura e stupenda: Carlotta promette di aiutare l'amico a sfuggire dal suo destino, e questo suo atteggiamento pian piano fa sciogliere la situazione rigida della fattoria. Gli altri animali si dividono per categorie, interagiscono tra di loro solo con frasi ironiche e frecciatine. "Ma voi siete amici?" chiede Willburn agli altri animali "Ma sì, credo di si, viviamo insieme da una vita." "Non credo che stare in uno stesso posto significhi essere amici". Piccole perle di saggezza dispensate in molti punti del film, che, come ho già detto, è un omaggio alla bellezza dei rapporti "diversi", che poi così diversi non lo sono affatto.
Nel tentativo di salvataggio del piccolo maialino, alla fine tutta la fattoria si ritrova unita, le divisioni si sciolgono e ognuno dà un proprio contributo alla causa. Carlotta tesse la sua tela come una ricamatrice instancabile e riesce a salvare Willburn, che avrà modo di dimostrarle riconoscenza rimettendo in moto "il cerchio della vita" e prendendosi cura dei suoi piccoli.

Tratto da una famosa favola per bambini, il film fa un uso eccellente della telecamera e dell'animazione 3D, che non è mai invasiva. La fotografia è ben curata, e tratteggia un'atmosfera molto bucolica e fiabesca.
Un film per chi si commuove facilmente, per chi ai "rapporti improbabili" ci crede ancora, per chi deve tutto ai piccoli gesti, per chi ha nostalgia dell'infanzia, per chi vuole passare una serata riscoprendo il valore dei piccoli miracoli.
Troppo zucchero? No, ce n'è troppo poco in generale e forse ci siamo abituati così.
Da piccoli era diverso, e alla magia ci si credeva ancora. E la tela di Carlotta non è altro che un prodotto di essa.

Divertentissimi i dialoghi tra gli animali e le scene dei due corvi e del sorcio, che spezzano un po' il ritmo del film dando un po' di "scossa" alla pellicola.
Da sottolineare l'incantevole colonna sonora di Danny Elfman e la canzone finale, "Odinary Miracle", cantata da un'eccezionale Sarah McLachlan, che riassume tutto il significato del film.


Voto: 8.5


Ending Titles "Ordinary Miracle", Sarah McLachlan

giovedì 10 gennaio 2008

Little Children

"Little Children"

Regia: Todd Field
Genere: Drammatico
Durata: 130 min
Interpreti: Kate Winslet, Patrick Wilson, Jennifer Connelly, Gregg Edelman, Sadie Goldstein, Ty Simpkins, Jackie Earle Haley, Phyllis Somerville
Colonna sonora: Thomas Newman
USA, 2006

Trama: Il film racconta la storia di coppie sposate e frustrate da partner noiosi, figli viziati e vite prevedibili, che il giorno sembrano famiglie perfette mentre nella notte sono tutt'altro. Sarah è una madre sposata con un marito, Richard, ossessionato con il porno su internet. Todd è un padre casalingo sposato con Kathie, documentarista fissata dal voler fargli riprendere la carriera legale. Mary Ann è una supermamma organizzata con una figlia di 4 anni già con il futuro destinato ad Harvard. E infine Ronnie, un pedofilo uscito dalla prigione che fa ritorno a casa. In questo clima di famiglie disfunzionali, Sarah e Todd iniziano una storia che li riporta all'età dell'adolescenza, in quel periodo di libertà tra le responsabilità dell'infanzia e quelle di essere genitori. (mymovies.it)

Recensione: Comincio dicendo che è assurdo. L'Italia non ha minimamente sfiorato questo film, nè al momento della sua uscita nelle sale americane, nè durante gli Oscar 2007, nè nei mesi successivi. Il film non è neppure stato doppiato nella nostra lingua, come se fosse una produzione di second'ordine. Non entro nel merito dei processi di produzione italiani, dico soltanto che è una vergogna, nel senso vero del termine. Vengono proiettati al cinema film con budget illimitato e trame masticate e rimasticate. Vanzina e company mettono piede nelle sale ogni santo Natale, e, come per magia, fanno milioni a palate. I film importati dall'estero, quelli di un certo peso espressivo, vengono rilegati alle piccole sale d'essai, oppure tenuti in programmazione per una settimana, dieci giorni massimo. Certo, il pubblico forse vuole questo e dei film veramente ben fatti se ne frega, ma per alcuni versi non ne sono poi così tanto sicuro. Ci hanno abituato in questo modo, soprattutto negli ultimi anni.
"Little Children" è mancato alle sale italiane come un grande libro manca nelle librerie di periferia. Non parlo di best-seller, che non sempre sono all'altezza della loro nomina, parlo di quei libri che davvero lasciano un segno, trattenendoti il fiato, catapultandoti per un po' di tempo in un mondo non tuo.
Questo film è esattamente questo. Ti "risucchia" nella sua trama e neppure ti rendi conto che stanno passando più di due ore.

Vicende che non hanno nulla di paranormale. Vite che s'intrecciano nella "suburbia" americana, un p0' quella delle "Desperate Housewives". Con la differenza che in questo film la realtà delle storie narrate la si tocca con mano, e le patinature perfezioniste si sgretolano non con omicidi o fatti inspiegabili, ma con puri riferimenti alla società odierna, così solida e benestante nella facciata, ma in realtà in bilico continuo tra frustrazione e pessimismo.
L'inizio del film mette in risalto quell'aspetto leggero ma pungente di essere madre tra le madri: critiche, asprità, commenti detti sottovoce, diversità. Kate Winslet, con il suo sguardo stanco e un po' sottomesso alla vita che conduce, è perfetta anche stavolta. Perfetta perchè sa mettere in scena con maestria il suo personaggio, annoiato e intriso in una routine fatta di parco giochi e merendine, di chiacchiere sterili e sorrisi ipocriti. Il perfezionismo, essere una madre modello, fare solo ciò che il buon senso dice di fare. Eccole le madri americane, affaccendate a giudicare severamente gli altri, a punire verbalmente i trasgressori, ad elevare le loro doti senza nessun margine di dubbio. Entra poi in scena il personaggio interpretato dal bravissimo Patrick Wilson. Lui conduce una vita da casalingo, non ha mai concluso gli studi di avvocato, e si dedica completamente al piccolo figlio. Di nuovo un "diverso", un uomo che prende il ruolo femminile e lo fa proprio, un uomo che affascina le perfette casalinghe del parco rendendole ancora più pettegole e maliziose.
Ed ecco l'incontro, quasi casuale, tra Kate e Patrick. Si affaccia nei loro volti la trasgressione, la perdita di controllo, la voglia di uscire dagli schemi imposti e autoimposti. Nasce un'amicizia forte e impulsiva; il personaggio di Kate, Sarah, scopre che il marito preferisce masturbarsi davanti al computer piuttosto che darle attenzioni, e per questo motivo, decide di tentare, vuole sentirsi ancora desiderata, vuole mettere in risalto quella sua forte fisicità, e per questo si lascia andare. La passione tra i due viene tenuta a freno, tra sguardi sfiorati e carezze rubate,ma alla fine esplode in una reazione quasi violenta, che porta i due a trasgredire sempre più spesso, mentre la loro vita apparente viene portata avanti tra bugie e paure.

In questo contesto di "distruzione" dei valori americani, bigotti e incapaci di perdonare, si colloca il personaggio di Ronnie, pedofilo appena uscito di prigione, desideroso di una redenzione che mai gli verrà data. Un uomo fragile, curvo su stesso, che vive ancora con l'anziana madre, l'unica ad averlo perdonato ed essere andata oltre gli errori commessi dal figlio. Viene evidenziato il fatto che spesso chi viene condannato non avrà più possibilità di redimersi. Una volta commesso un errore, piccolo o grande esso sia, questo resterà impresso in ogni azione futura, e in questo modo non ci saranno possibilità di riconquistare una dignità umana; quella dignità che tanto reclamiamo con forza in ogni momento della nostra vita. Ronnie vive nelle azioni passate, è incapace di amare, è incapace di muoversi al di fuori delle sue quattro mura, è incapace di credere in qualcosa e per tutto il vicinato lui è "il diavolo". La madre è la sua unica protezione, e lui in fondo non è mai realmente cresciuto, è rimasto in bilico tra la perversione dei suoi atti e la purezza dei suoi modi di fare. Un uomo che è destinato a perire moralmente, la società non sarà mai in grado di riabilitarlo.

Perfezione, moralità, famiglia, perdizione, passione, amore, obblighi, doveri, fragilità, sesso, redenzione. Sono tutte parole che rieccheggiano, alternandosi, per tutta la durata del film. Un film che non vuole essere un insegnamento morale, non vuole fare nessuna predica, non si mette in cattedra. E' un film che tristemente mette in luce la vita così com'è, la vita dietro la facciata. La vita che dà e toglie, la vita che non spicca il volo, la vita che già sta donando ma si è troppo distratti per rendersene conto.
Come sottofondo dell'intero film, il rumore incessante del treno, che diventa quasi una presenza incombente, quasi un disagio, un rombo che si sossegue scandendo il tempo come gli orologi nella casa di Ronnie.

Ho letto da qualche parte che questo è un film che mette in luce come noi vediamo gli altri, come gli altri ci vedono e come noi vediamo noi stessi. Sono assolutamente d'accordo. E' un film che guarda con tanti occhi, che parla con tante bocche e che traspira vita e sudore, sangue e lacrime.

Accosterei questo capolavoro ad "American Beauty", proprio per lo spaccato di vita americana che ci sa offrire.

Candidato a tre Oscar, miglior attrice protagonista per Kate Winslet, grandiosa in ogni minuto del film (è un peccato che non abbia portato a casa la statuetta), miglior attore non protagonista per Jackie Earle Haley, migliore sceneggiatura di Todd Field.

Un capolavoro, a mio parere, con un'ottima colonna sonora dell'insuperabile Thomas Newman (da sempre il mio preferito).

Tralasciando il fatto che l'Italia s'è dimenticata di "Little Children", dal mio punto di vista sono davvero contento di essermelo gustato in lingua originale.


Voto: 10




venerdì 4 gennaio 2008

The Holiday


"The Holiday"
Regia: Nancy Meyers
Genere: Commedia romantica
Durata: 138 min
Cast: Kate Winslet, Cameron Diaz, Jack Black, Jude Law, Eli Wallach
Colonna Sonora: Hans Zimmer
USA 2006


Trama: Amanda vive a Los Angeles dove è il capo di una società che realizza trailer cinematografici. La sua vita professionale va a gonfie vele mentre la sfera privata è un disastro per via della sua tendenza a voler avere ad ogni costo il controllo sulle sue emozioni. Dall'altra parte dell'Oceano c'è Iris, una giornalista inglese di cronaca rosa che si innamora sempre delle persone sbagliate finendo per essere vittima dell'amore a causa della sua natura romantica. L'ennesima delusione sentimentale spingerà le due donne, così diverse fra loro, a sentire la necessità di un cambiamento netto. Grazie a un annuncio online decidono di scambiarsi l'abitazione per le vacanze, e a 6000 miglia di distanza da casa riusciranno finalmente a riappropriarsi della propria vita.

Recensione: A distanza di un anno dalla sua uscita, questo film ancora mi piace. Per la sua freschezza nel raccontare un intreccio di vicende amorose, per i colori, per l'atmosfera natalizia e per i paesaggi un po' fiabeschi riproposti con notevole cura. Nancy Meyers a mio parere sà raccontare l'amore, spesso cadendo in qualche luogo comune, ma sempre in una maniera delicata e leggera. Sì, perchè di commedia romantica si parla. E' questo il punto. "The Holiday" è un film che chiaramente si autopresenta in questo modo. Quindi inserendo il dvd nel lettore non ci si può aspettare altro che parole d'amore, delusioni, baci e perchè no, qualche parola sentita e risentita.
Parto dal fatto che la sceneggiatura di questo film, a mio parere, è perfetta. Non una parola fuori posto, non un botta e risposta impreciso. Tutto si sossegue con la più totale disinvoltura, e ci si affeziona rapidamente ai protagonisti. E' chiaro che dal mio punto di vista, l'intreccio amoroso che più preferisco è quello tra Kate Winslet e Jack Black, che dovrebbero essere un po' i "bruttini", gli "sfigati", quelli che in amore non fanno altro che donare se stessi senza ricevere le stesse generose attenzioni. Kate Winslet, però, è tutt'altro che bruttina in questo film. Rappresenta forse una donna normale, una donna che soffre, che in qualche modo si cancella per amore di un uomo. Jack Black, che ha inevitabilmente una mimica facciale che esprime simpatia allo stato puro, è esattamente la versione maschile del personaggio di Kate. Tra di loro è evidente che qualcosa nasce, ma non ci sono scene di baci passionali sotto le coperte, ci sono solo sguardi, comprensioni reciproche, silenzi assensi, sorrisi e piccoli gesti. E tra i due attori è chiara una sorta di chimica, di empatia che rende i loro personaggi ancora più credibili. Poi, ok, io mi ci ritrovo in pieno nel loro modo di vivere l'amore, ma questa è un'altra storia. La Winslet, comunque sia, vince tutto, a mio parere. Grandissima attrice anche in questo film.
Dall'altra parte ci sono Cameron Diaz e Jude Law, i belli e "impossibili". Troppo belli e troppo perfetti fisicamente, ma in fondo alla Meyers glielo concediamo. La loro storia è più passionale ed è evidentemente messa a nudo sotto le coperte più di una volta, ma chi sta alla regia, per fortuna, non mette il piede sull'acceleratore e lascia che il loro rapporto sia sempre mostrato con toni e tinte delicate. E' una coppia che funziona anche in questo caso; le inquadrature giocano facilmente sui loro volti mostrandoci il breve processo che va dall'attrazione all'amore vero e proprio.
Un film di Natale, se vogliamo. Pieno di buoni sentimenti, di piccole - grandi rivincite, di sorprese e sentimenti inattesi.
Ma è anche un film sul cinema. Uno dei personaggi che più m'ha commosso è stato senz'altro quello del vecchio sceneggiatore, Arthur Abbott (interpretato da un ottimo Eli Wallach), che, con la sua visione un po' nostalgica della vecchia Hollywood, ci riconduce ai tempi andati, mettendo in luce un vero e proprio omaggio alle vecchie commedie romantiche degli anni '50. A lui sono affidate alcune delle battute più belle, e, se devo essere sincero, anche alcune delle scene più magiche dell'intero film.
E' un film ironico, sentimentale, di una freschezza impareggiabile.
Da non dimenticare la colonna sonora, di Hans Zimmer, costruita in perfetta sintonia con l'intera trama.
La musica, la scrittura, il cinema. Tutti questi elementi si assemblano e incastrano alla perfezione in questo film.
Chi non ama il romanticismo o non si trova in un momento adatto per affrontare questo tema, troverà il film chiaramente noioso, soltanto perchè analizzato solo dal punto di vista della storia d'amore. Chi invece saprà cogliere la freschezza della vicenda narrata, si dimenticherà del tutto di alcuni elementi scontati che la vicenda utilizza.
Ma in fondo, questo è l'amore. Spesso ha il sapore un po' scontato, ma per alcuni versi è proprio meraviglioso perchè fa rima con tradizione. Da "vecchio" buon romantico, io la penso così.

Voto: 8.5


domenica 23 dicembre 2007

The Illusionist

"The Illusionist"
Regia: Neil Burger
Genere: Drammatico/Fantastico/Romantico
Cast: Edward Norton, Jessica Biel, Paul Giamatti, Rufus Sewell, Eddie
Marsan, Tom Fisher, Aaron Johnson, Erich Redman
USA, 2006

Trama: Siamo all'inizio del XX secolo, in Austria. Eisenheim è un adolescente innamorato (e ricambiato) della bella Contessina Sophie: la ragazza, però, è promessa sposa del Principe Leopoldo, erede al trono. I due sono costretti a separarsi ed Eisenheim scompare dalla circolazione. Quindici anni dopo, il ragazzo è cresciuto e strega Vienna con spettacoli nei quali mette in mostra le sue incredibili doti di illusionista: una sera incontra Sophie, e l'amore si riaccende, ma il Principe Leopoldo, aiutato dall'Ispettore Generale Uhl, capo della Polizia, fa di tutto per stroncare una volta per tutte la relazione…

Recensione: The Illusionist un pò appassiona, un pò commuove, un pò stupisce..è quell'un pò che un pò delude!..perchè se mi fossi tanto appassionata, tanto commossa e tanto stupita, non avrei subito intuito quello che sarebbe dovuto essere il colpo di scena finale..e sì che io in arguzia non è che sia un fenomeno!!..bravissimo Edward Norton che già mi aveva stregata in Fight Club e American History X (anche se sbirciando nella sua filmografia lo trovo anche in "Frida"..ma che parte faceva??), bellissima Jessica Biel che finalmente non vedo più in Seventh Heaven!!!!..non male, anzi forse il personaggio che più mi è piaciuto, Paul Giamatti nel ruolo dell'ispettore apparentemente arrivista e senza scrupoli, ma che con la sua risata sincera nel finale firma la scena più bella. C'è l'eroe buono, l'Illusionista innamorato che sembra avere poteri soprannaturali e invece sempre illusionista rimane, c'è il cattivo e c'è la principessa..tutto un pò scontato. L'ispettore Uhl invece impari a capirlo e ad apprezzarlo..molto più interessante!..ma del resto un film è un'illusione e per amarlo ti ci devi buttare dentro e farti consapevolmente "fregare". Perciò se vi balenerà in testa la soluzione di una trama non così complicata, non fate il mio stesso errore..tiratevi una botta in testa, procuratevi un'amnesia temporale, insomma fate finta di nulla..e godetevi la più classica delle storie d'amore..


[Voto: 6.5]