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mercoledì 26 marzo 2008

Onora il padre e la madre

"Onora il padre e la madre"

Titolo Originale: Before the Devil knows You're Dead
Regia: Sidney Lumett
Genere: Drammatico, Thriller
Cast: Philip Seymour Hoffman, Ethan Hawke, Albert Finney, Marisa Tomei, Rosemary Harris, Amy Ryan, Sakina Jaffrey, Arijia Bareikis

Usa, 2007

Trama: Due fratelli, Andy e Hank, vivono serie difficoltà economiche. Il maggiore, Andy, escogita un piano: svaligiare la gioielleria dei loro genitori durante il turno di una anziana e indifesa signora. Ma quella che doveva essere una semplice operazione senza nè pistole nè violenza, va storta nel momento in cui Bobby, il ladruncolo ingaggiato per la rapina, cambierà le carte in tavola..

Recensione: La prima scena che lo schermo ci proietta addosso (soprattutto se sei seduto in terza fila) appena iniziato il film, è una scena di sesso che coglie di sorpresa e ammutolisce un pò tutti in sala: un flaccido e appesantito uomo di mezza età fa l'amore con una sexi e giovane donna. Lui in un attimo ci trasmette quella sensazione di viscido e di unto che ne caratterizzerà i tratti e gli atteggiamenti e che ne farà il ritratto psicologico meglio studiato e perfettamente descritto del film; Philip Seymour Hoffman sarà fenomenale nell'interpretazione del suo personaggio; lei, la bellissima Marisa Tomei, lo è talmente tanto che viene da chiedersi cosa ci faccia con l'altro. Non sappiamo chi sono, dove sono, di cosa stanno parlando, in quale universo spazio-temporale sono collocati. La seconda scena invece non ha più nulla a che fare nè con lenzuola appiccicose nè con loro, almeno apparentemente: è una rapina. É LA rapina. Quella intorno a cui ruoteranno protagonisti ed eventi, amore e odio, infelici coincidenze e vendette premeditate. É la rapina che 2 fratelli che non se la passano particolarmente bene decidono di organizzare nella gioielleria dei loro genitori: un giochetto facile facile. Niente armi, niente sparatorie, niente feriti, niente di niente. L'assicurazione che risarcisce i vecchi e un bottino che basti a Hank (l'espressivissimo e umanissimo Ethan Hawke) per pagare gli alimenti a una ex moglie e ad una figlia che lo considerano un fallito e ad Andy per fuggire a Rio dove il sesso con sua moglie Gina potrà tornare ad essere quello della scena iniziale, dove i problemi non riusciranno a trovarlo, più che altro dove gli avvocati della società che ha truffato non potranno rivalersi su di lui. "Non c'è accordo di estradizione tra Stati Uniti e Brasile": quella che tra le lenzuola di quella scena sembra una frase senza senso di Gina, troverà la sua giusta collocazione, come tutto o quasi in questo film che è un pò passato e un pò presente, in un circolo vizioso di sentimenti che non riescono a risalire in superficie. Gli eventi infatti non si susseguono nella maniera tradizionale e non si può nemmeno dire che il regista si serva del classico flash-back: ora è il giorno della rapina, ora è Andy 4 giorni prima, ora è Andy il giorno della rapina, ora è Hank la mattina stessa, ora è Hank 2 giorni prima. Così, tra continui sbalzi temporali che a volte affaticano e mettono a dura prova uno spettatore svogliato, le dinamiche di odio, di risentimento, di amore ci vengono svelate. Tutto a poco a poco appare chiaro, per quanto chiari possano essere i meccanismi contorti della natura umana. Quella rapina che, secondo i piani di Andy, sarebbe dovuta essere una passeggiata e che invece si trasformerà in tragedia, non è altro che l'inevitabile epilogo della storia di una famiglia imperfetta, come lo sono tutte del resto; ma se la scintilla della follia scocca anche in uno solo dei componenti, ogni vecchio rancore rischia di salire a galla e nessuno può uscirne illeso: la fatalità è la parola chiave. Andy non si è mai sentito parte di questa quadrata famiglia americana, non si sente nemmeno più figlio di suo padre, mette persino in dubbio il fatto che lo sia davvero, sono tutti così belli e lui così imperfettamente umano..sa che a breve la società per cui lavora arriverà a scoprire i numerosi ammanchi in un bilancio che finora era stato così bravo a far quadrare, il suo unico rifugio è un super-attico in centro a Manhattan di uno spacciatore di lusso che gli inietta eroina fluttuando nella sua vestaglia da geisha (unica scena a mio parere eccessiva del film..), il suo bilancio personale non gli quadra più da tempo e non può giocare con i numeri stavolta: quello che lui è, non è la somma delle sue parti, i conti non tornano. Forse è per sopperire a questo caos interiore che tiene maniacalmente in ordine il suo moderno appartamento, forse è per questo che neanche si scompone alla notizia del tradimento della moglie..si limita a rovesciare ordinatamente per terra vari oggetti di Gina. L'unica soluzione possibile gli sembra quella della fuga, ma non sarà abbastanza veloce. Giustizia deve essere fatta e nell'affannarsi per tentare di sistemare le cose, non farà altro che arrampicarsi sugli specchi. Se il male sa che sei morto, più che se "ci sono dei peccati che non dovrebbero essere commessi" - ma chi li traduce i titoli?? - è solo questione di tempo. Per ripristinare il giusto equilibrio, entrerà in gioco il padre dei 2 fratelli, in un gesto agghiacciante e spietato. Ancora più agghiacciante è la luce che invade lo schermo nella scena finale. Possibile che la vendetta sia l'unico modo per fare giustizia? Possibile che un padre possa arrivare a tanto? In fondo, bastano i fatti di cronaca per darsi una risposta. Nella vita, come in questo film, fare proprio il diritto di scegliere chi deve vivere e chi deve morire non è così lontano dalla sfera del possibile, è solo poco più in là della soglia tra follia e lucidità. Una volta oltrepassata quella soglia, il bilancio è compromesso, ma i conti, in un modo o nell'altro, devono comunque tornare..



[Voto: 7.5]

lunedì 24 marzo 2008

Prospettive di un delitto

"Prospettive di un delitto"
(Vantage Point)

Regia: Pete Travis

Genere: Thriller
Cast: Dennis Quaid, Matthew Fox, William Hurt, Forest Whitaker, Sigourney Weaver, Edgar Ramirez, Said Taghmaoui, Leonardo Nam
Usa, 2008

Breve Trama: Salamanca, Spagna: il Presidente degli Stati Uniti, durante un importante discorso "pacifista", viene colpito da due colpi di fucile. Seguono le esplosioni di due bombe. L'attentato viene (ri)visto da diverse prospettive e si scopre che...

Recensione: Un film che m'ha colpito al contrario, che m'ha provocato un urlo interiore che poi è diventato esteriore: "Vi prego, quando finisce." Ecco cosa ho urlato dopo un'ora ininterrotta di scene buttate sullo schermo come una pallina in un flipper.

Le riprese: impazzite. Si voleva dare l'effetto di movimento, di perdita del controllo, di confusione. E questo mi sta anche bene, ma ad un certo punto la telecamera fa quello che vuole, va dove vuole, non capisci i punti di vista, perdi il controllo non solo dell'immagine ma anche della vicenda, anche se in realtà non c'è più bisogno di capire nulla solo dopo mezz'ora dall'inizio del film. La camera è portata a mano, poi schizza su un carrello per in inseguire un'auto in corsa, poi si piazza su un tetto e vola in alto sopra la folla, poi torna giù sugli occhi di Dennis Quaid, poi sobbalza, schizza via, si frantuma, si riassembla. Smarrisci i punti di controllo e ti ritrovi con un senso di nausea da visione distorta.

La trama: non so che dire. E' assurdamente messa in piedi con la colla vinilica. Tristemente banale, ripetitiva, patriottica e moralmente corretta. Nella totale confusione, tutto poi torna al suo posto, con la classica visione dell'America vincente, l'America che si rompe ma non si spezza (un po' come nel recente "Io sono leggenda").

Il film parte con tutte le buone intenzioni, e con una bella idea di fondo: mostrare le dinamiche di un delitto (che poi delitto non è) attraverso gli occhi di 8 diversi personaggi. Poi, una dopo l'altra, le visioni di queste pedine in gioco diventano quasi noiose, i dettagli non cambiano molto e si è costretti a rivedere la stessa scena iniziale, quella dell'attentato, per 8 volte consecutive. E non basta: ogni volta che un punto di vista è stato "esplicato", partono delle immagini in rewind che accentuano la banalità della trama stessa riducendo il film a livello di una produzione per cassetta.

La seconda parte del thriller, poi, ci presenta un classico inseguimento americano su strade dall'alto tasso di traffico urbano, in cui l'eroe di turno (un Dennis Quaid che ha solo tratteggiato il carattare del suo personaggio) spinge l'acceleratore, si schianta contro le auto in corsa ma ne esce indenne, quasi pulito, col il cravattino ancora al suo posto, e, dopo essersi rialzato, con tutta la masculinità che ha in corpo, urla un "togliti di mezzo!" al malcapitato autista dell'altro veicolo, come se questo pover'uomo fosse la causa di tutti i suoi mali. Agghiacciante.

Morti tutti i "cattivi", un violino metaforico si spinge sui sopravvissuti, facendo sbattere il film a livelli catacombali, riducendo in polpette ogni aspettativa, mettendo in luce ogni fremito americano e nebulizzando lo stesso genere thriller (ridatemi David Fincher).

Un film che vorrebbe tanto coinvolgere, ma che ti fa quasi odiare la scelta narrativa delle "8 prospettive".

Tra l'altro, ancora mi chiedo che fine abbiamo fatto i due agenti della CIA mandati a rincorrere un fantomatico killer.

Mah.

PS: Bellissima la locandina (che spreco..)

Voto: 4/5



mercoledì 19 marzo 2008

Il mio amico giardiniere

"Il mio amico giardiniere"

Titolo Originale
: Dialogue avec mon jardinier
Regia: Jeane Becker
Genere: Commedia
Cast: Daniel Auteuil, Jean-Pierre Darroussin, Fanny Cottençon, Alexia BarlierHiam Abbass, Elodie Navarre, Roger Van Hool, Michel Lagueyrie
Francia, 2007

Trama: Un pittore affermato lascia Parigi per dare una sistemata alla casa della sua infanzia, in campagna, nella speranza di sottrarsi così alla crisi sentimentale e alla mancanza d’ispirazione che lo hanno colpito. Grande la gioia, quando il pittore scopre che il giardiniere assunto per aiutarlo nei lavori è un amico di antica data.

Recensione: Nella mia misera, ma sentita esperienza, credo siano principalmente due le cose che possono accadere con i film francesi: li si ama, o li si odia. Se scrivo questa recensione è perchè del dialogo tra il pittore e il suo amico giardiniere, io me ne sono decisamente innamorata. Sullo sfondo di un paesino di campagna, alle porte di Parigi, lontani dal caos e dalla frenesia di una qualunque città, i 2 protagonisti di questa semplice, ma commovente commedia ritrovano quello che li ha legati nella loro lontana infanzia e rispolverano una profonda e pura amicizia; e noi, lontani dai rutilanti block-buster rumorosi possiamo trovare il piacere di goderci le rarefatte atmosfere della campagna francese, i suoni della natura, l'importanza dei piccoli particolari, la bravura degli attori che interpretano i loro personaggi con maestria. Uno di loro è un pittore di fama con un matrimonio che sta fallendo e la voglia (ma anche la necessità) di trovare nuove ispirazioni, nuovi soggetti per i suoi quadri; sarà per questo motivo che abbandonerà il suo prestigioso atelier di Parigi per ritirarsi in campagna, in quella che era la casa dei suoi genitori. L'altro è un anonimo ferroviere con una passione, quella del giardinaggio (se avesse potuto scegliersi il nome, sarebbe stato nientemeno che "Del Prato") che si occuperà per puro caso dell'orto di "Del Quadro" (ovviamente..!), il pittore, suo vecchio compagno di scuola, e per lo stesso puro caso lo aiuterà a ritrovarsi. Senza bisogno di effetti speciali, incredibili scenografie o grandi nomi, questo film mi è entrato dentro con la sola forza della parola. Tutto si basa sui dialoghi infatti, gli sfondi sono essenziali: perlopiù il giardino incolto della casa d'infanzia di Del Quadro, il suo studio parigino - ma solo per poche scene - la casa "in stile molto più classico" di Del Prato, una fredda stanza di ospedale..senza svelare troppo, è chiaro fin dall'inizio che qualcosa dovrà succedere..e infine il lago. Dove i 2 amici fanno i conti con gli occhi della morte che sono in realtà quelli di una grande carpa, ma basta spingersi un pò più a fondo per cogliere quello che non si vede, ma c'è; credo sia questo il vero significato da recepire e fare proprio della storia dei 2 amici: non bisogna essere un'artista di fama per andare oltre, per varcare la soglia impercettibile che divide la realtà dall'immaginazione; Del Prato è un ferroviere che ha vissuto modestamente, che in 27 anni di matrimonio ha fatto sempre gli stessi 2 identici viaggi ogni sacrosanto anno con "la moglie", eppure è proprio lui che sa descrivere l'oceano con tutti gli altri sensi tranne quello più ovvio, la vista, e non è cosa da poco. Del Prato è un ferroviere, ma ha una passione: quella del giardinaggio, e nell'amore per le sue verdure diventa pittore, musicista, poeta. Con il suo linguaggio semplice, pratico, essenziale come tutto il resto, riesce comunque a fare il salto e a "vedere", più in là del solo guardare. Gli mancheranno i mezzi e a quel punto chiederà aiuto a chi è più pratico con colori e pennelli per riuscire nell'intento di lasciare qualcosa di lui anche quando non ci sarà più. Perchè in fondo questa è una delle cose che accomuna tutti noi, che accomuna anche 2 vecchi compagni di scuola che hanno intrapreso strade diverse: il desiderio di eternità. Farla in barba alla morte e impregnare di noi un qualcosa che rimanga qui e ora, anche dopo il nostro passaggio, che sia una tela, che sia un'orto coltivato..Con la sua camicia a quadri e le sue buffe pantofole, anche Del Prato sente questo lontano bisogno dentro di lui, lo esprime in piccoli gesti come nella ripetuta lotta con il solito pesce che ogni volta rigetta nel lago, ma la sua arte, quella del giardinaggio, non è certo inferiore a quella di un pittore affermato, che, se da un lato più autorevole, dall'altro a volte deve essere pietosamente piegata al cliente, o alla commissione. Il personaggio del giardiniere è quello che ho amato di più, ma sono rimasta piacevolmente colpita anche dal pittore perchè avevo paura che potesse accadere qualcosa di sgradevole, la battuta infelice sentita per sbaglio, l'incomprensione tra 2 persone così diverse..e invece anche la figura dell'artista, benestante, colto, affermato, non cade in stupidi pregiudizi. Bastano l'intelligenza, la cortesia e la gentilezza per comprendersi anche a distanza di anni e per riuscire a ridere insieme come nell'infanzia che rivive nei ricordi degli anni delle elementari, quando erano solo 2 bambini che combinavano disastri. Nel dialogo con il suo vecchio amico, Del Quadro ritroverà la passione che gli stava morendo dentro nella verità di pochi soggetti, semplici ma pieni di significato, come un coltellino e un pezzo di spago. Semplici, ma pieni di significato, come questa dolce storia di amicizia.



[Voto: 8]

giovedì 21 febbraio 2008

Molto Incinta

"Molto Incinta"

Titolo Originale: Knocked Up
Regia: Judd Apatow
Genere: Commedia, Romantico
Cast:Katherine Heigl, Seth Rogen, Leslie Mann, Paul Rudd, Tim Bagley, Jay Baruchel, Jonah Hill, Ken Jeong

Usa, 2006

Trama: Alison Scott è una promettente giornalista che si occupa di spettacolo ed è lanciata verso una grande carriera. Tutto per lei cambia però dopo una notte d'amore non protetto con un giovane ubriaco e fannullone, Ben Stone. Lei rimane incinta e lui che è un bambino poco cresciuto sembrerebbe la persona meno adatta per fare il padre..

Recensione: "Cosa faresti se questo ragazzo ti mettesse incinta?"..Così recita il manifesto. Cosa farebbe una splendida ragazza in carriera se uno scapestrato con i "capelli di una pecora" e il "petto di una donna" la mettesse incinta dopo una serata di bagordi perchè è troppo ubriaco per riuscire a mettersi il preservativo?Beh..lo inviterebbe a cena per dirglielo, cercherebbe di innamorarsene o perlomeno di farselo piacere e crescerebbe questo meraviglioso incidente di percorso insieme a lui. Sì, in una fiaba forse..perchè nella vita reale forse almeno uno dei due scapperebbe a gambe levate!..Ma per godersi a pieno una commedia divertente il cinismo di una signora della Varese dabbene seduta dietro di me che esclama "è una cagata" magari lo si lascia fuori dai tendoni rossi del cinema e ci si lascia trascinare, ridendo delle esilaranti battute, degli assurdi personaggi, delle gag improbabili..abbracciando a pieno l'alta filosofia del "vaffanculo, si potrà ridere solo per il gusto di ridere una volta tanto!!"..É così che la storia di Ben e di Alison diventa talmente tenera e romantica da non stancarsi nemmeno se dura la bellezza di 126 minuti!..É così che ci si affeziona ad un gruppo di efferati cannaioli che tentano di sfondare nel mondo web con un sito dedicato alle star..cioè, alle "poppe delle star", prima di scoprire che un sito così già esiste!!É così che si riesce a ridere anche delle battute più pesanti perchè, sono sincera, per alcune mi sono trovata a chiedermi "ma l'hanno detto veramente??"..figuratevi la sciura dietro di me!!Ma apparte l'ironia un pò all'"America Pie", tutto è equilibrato in questo film che nel suo genere è perfetto e per nulla scontato nonostante il lieto fine che è d'obbligo. Non sarebbe bello se bastassero l'impegno e l'amore a far funzionare il meccanismo della vita?..La morale ce la insegna il papà di Ben perchè "una disgrazia è tua nonna che divorata dall'Halzheimer non si ricorda più neanche di suo figlio, non un bambino". Una vera disgrazia inizialmente sembra esserlo proprio il futuro papà di questo bambino: nullafacente e nullatenente, vive con i pochi soldi di un risarcimento danni che risale al liceo..non ha certo quello che si potrebbe definire un fisico atletico, la sua più alta aspirazione è quella di aprire un sito web pseudo-pornografico insieme ai suoi amici strampalati, si ammazza di canne e..e ha l'espressione più dolce del mondo!..Se ne accorgerà subito o quasi Alison, altissima, biondissima, "tutta labbra e poppe" come le dice la sorella più grande, proiettata verso una brillante carriera da conduttrice televisiva..lei andrà oltre i chili e la marijuana di troppo perchè l'unica sua paura è quella di finire con un marito che preferisce il fanta-basket alla famiglia, come suo cognato..Fossero solo questi i problemi!!Ma in questo film tenero e divertente lo sono e va bene così..Giusto signora?? Non apprezzare "Knocked Up" per quello che è sarebbe come declassare un intero genere, quello della commedia..e non è proprio il caso, non crede?


[Voto: 8]


Curiosità: Nel suo appartamento, Ben ha appeso alla parete la locandina di "Eternal Sunshine of the Spotless Mind"..Ho finalmente visto quel film e mi è piaciuto moltissimo, ma questa volta sì che recensirlo sarebbe come rubarlo a chi me l'ha consigliato!..Perciò lascio l'onore a Gian. Solo questo vale un punticino allo sfaticato Ben e al suo film!

domenica 17 febbraio 2008

Micheal Clayton

"Michael Clayton"

Regia: Tony Gilroy
Genere: Drammatico, Thriller
Cast: George Clooney, Tom Wilkinson, Tilda Swinton, Sydney Pollack, Micheal O'Keefe, Ken Howard, Denis O'Hare, Robert Prescott

Usa, 2007

Trama: Per 15 anni Michael Clayton, avvocato newyorkese, ha lavato i panni sporchi dei suoi facoltosi clienti 'aggiustando la verità'. Durante la risoluzione di una questione in apparenza semplice da sistemare, però, è lui stesso ad essere coinvolto in un caso scottante e Clayton vedrà trasformarsi nei peggiori quattro giorni della sua vita quelli che dovevano essere gli ultimi della sua brillante carriera.

Recensione: Micheal Clayton non è riuscito ad entrarmi dentro. Per me il cinema è emozione e con questo film non sono riuscita a provarne. Sarà che a volte scelgo di farmi prendere fin dall'inizio dallo spirito critico e decido che niente dovrà starmi bene, sarà che mi sarei aspettata una trama più avvincente..sarà la bottiglia di quel maledetto Martini che non sono riuscita a non vedere in mano al povero George, in alcuni momenti credibile ok, ma sempre con quell'aria beffarda sotto l'espressione più intensa che proprio non lo abbandona. O perlomeno che io non ho potuto fare a meno di vedergli stampata in faccia. Ma andrei con ordine partendo dal titolo del film che dovrebbe essere preludio della storia di un uomo..Michcheal Clayton se non erro..eppure dopo 2 ore circa di quell'uomo non si sa nulla. E, mi spiace, a me non è bastata l'inquadratura finale di Clooney sul taxi di fianco ai titoli di coda; anche perchè stavo lì a chiedermi - ma che vuol dire "guidi fino a 50 dollari" ma perchè -?????". Non si capisce che lavoro faccia questo Micheal Clayton, tuttalpiù lo si potrebbe spacciare per la donna delle pulizie con questo continuo uso dell'espressione "lavare i panni sporchi"..Non lo si vede mai in una scena intima -non mangia? non dorme? non vive in una casa fatta di mattoni questo Clayton?- É separato dalla moglie..perchè? Della sua storia personale, apparte il crollo finanziario per un investimento sbagliato causa il fratello, altro personaggio buttato lì, non viene lasciato intendere molto di più.."per gli avvocati sei un poliziotto e per i poliziotti un avvocato, non sai neanche tu quello che sei" gli dice un altro fratello, quello assennato..E figuriamoci noi allora!!!!!! Sto diventando troppo cattiva?..É che ci ho visto troppe lacune, non posso farci nulla. Credevo avrei assistito alla storia di uno sporco avvocato corrotto redimersi, mi aspettavo la svolta..il personaggio di Clooney invece ci viene presentato stanco e stanco è il suo sguardo alla fine del film. Sempre lo accompagna quell'aria velatamente disgustata, mai un impeto di rabbia..o di amore. Solo la stessa malinconica espressione..L'inizio non è male, l'esplosione della macchina di Clayton promette bene, ti aspetti un'avvincente susseguirsi di macchinazioni ed eventi che porteranno a quell'attentato, ma la trama non è all'altezza, c'è qualcosa che non va. E forse sta proprio qui l'originalità della scelta del regista..descrivere ogni cosa dal punto di vista di un uomo fondamentalmente stanco di tutto. Ma, ripeto, in me non ha fatto presa. Accanto allo stanchissimo e disgustatissmo Micheal, ho trovato personaggi molto più interessanti come l'anziano avvocato interpretato da Tom Wilkinson che tocca il fondo spogliandosi in un'aula di tribunale prima di cercare di rimediare a tutti quegli anni passati a difendere degli assassini..ma ormai è troppo tardi, il meccanismo è partito, si è esposto troppo e toccherà allo pseudo-eroe Clayton portare a termine la sua missione. E lo fa, questo è da ammettere, sceglie la coscienza ai soldi facili, ma possibile che dopo aver distrutto una Multinazionale, salvato milioni di persone da un prodotto chimico letale, uno sale su un taxi e "guidi fino a 50 dollari"????Personalmente, ho apprezzato molto di più la figura della cattivissima e pezzatissima Karen, che per salvare i suoi interessi arriva ad uccidere..o perlomeno ad ingaggiare qualcuno perchè lo faccia al posto suo. Impettita e rigida nei suoi abiti fuori moda dai colori pastello, nelle sue collant bianche, nel suo caschetto impagliato..si vede per poche scene eppure sono tutte talmente ben studiate e il volto elfico di Tilda Swinton è talmente espressivo che subito la si inquadra e la si ricorda. Clooney ci ammorba 120 minuti e non raggiunge lo stesso risultato!!Non fa centro..non MI centra. Un attimo..dalla regia mi stanno facendo strani cenni..ah, è candidato all'Oscar?..come migliore attore?Bene, quasi quasi cancello la mia recensione e faccio finta di non averla mai scritta..Oppure clicco su "pubblica post" qua sotto, sulla sinistra, e aspetto timida il pubblico linciaggio!!!..Ma se il cinema è emozione e questa è la nostra cineteca emozionale non ho scelta..non è scoccata la scintilla, sarà che "no Martini"..una cosa è certa, guardare un film carichi di aspettative, di schemi mentali è la cosa più sbagliata, lo so, è stato il mio errore. Chiedo venia e soprattutto il vostro parere..


[Voto: 5.5]

martedì 12 febbraio 2008

Caos Calmo

"Caos Calmo"

Regia: Antonello Grimaldi
Genere: Drammatico
Cast: Nanni Moretti, Valeria Golino, Isabella Ferrari, Alessandro Gassman, Silvio Orlando, Hippolyte Girardot, Alba Caterina Rohrwacher, Kasia Smutniak, Roman Polansky

Italia, 2007

Trama: Pietro Paladini è un uomo di successo a cui accade qualcosa di totalmente imprevisto: la morte della moglie. Contrariamente però a quanto ci si potrebbe aspettare, la sua reazione non è di rabbia o di dolore ostentato. In lui nasce un “caos calmo”, una sorta di nuova coscienza dell’esistere. Assecondando questa nuova e sconosciuta sensazione, Pietro decide di passare le giornate successive al funerale davanti la scuola di sua figlia Claudia. Diventerà un punto di riferimento per tutti...

Recensione: "ITOPINONAVEVANONIPOTI". Leggetelo al contrario..è uguale. É un palindromo. Ed è reversibile. Ma l'episodio che scatena il "caos calmo" di Pietro Paladini, non lo è. La morte della moglie Lara è uno di quegli eventi irreversibili. Indietro non si torna, e avanti non si riesce ad andare..così Pietro se ne sta su quella panchina davanti alla scuola di sua figlia e ogni giorno la aspetta fino a quando esce. Ero curiosissima di vedere questo film..no, non per la scena di sesso tra Moretti e la Ferrari!!..perchè ho letto il libro omonimo di Veronesi da cui è tratto e mi è piaciuto molto, l'ho trovato originale e ben scritto, l'ho finito in un soffio. Non essendo una lettrice formidabile, non mi capita spesso di poter conoscere la "sceneggiatura" di un film e di poter paragonare il video alle parole scritte, sempre che un paragone sia possibile farlo..Così mi sono subito accorta che la versione cinematografica di "Caos Calmo", non vive senza le pagine che gli stanno dietro, troppi passaggi sono riservati solo a chi si siede sulla fatidica poltroncina già abbondantemente preparato. E troppe cose di riflesso rimangono poco chiare a chi invece non sa nulla di Pietro e della sua non-sofferenza. Quando ho saputo che sarebbe uscito il film, mi sono subito chiesta quale attore avrebbe interpretato il ruolo del protagonista..e letto il nome di Moretti, beh mi è preso un colpo!!!!..Vedendolo invece mi sono davvero ricreduta, un attore intenso..che si trattiene quando la scena lo richiede, che esprime tanto nei pochi spiragli di sofferenza sofferta. Sì perchè tutto il resto del tempo invece quella che dovrebbe essere la disperazione di un marito rimasto vedovo rimane non-espressa. Mentre Pietro sta strappando alla morte una perfetta sconosciuta salvandola dalle acque agitate di Rocca Mare, la persona che dovrebbe essere a lui più cara viene strappata con forza alla vita sotto gli occhi della figlia Claudia..ma loro non soffrono. Il primo per amore della figlia, e Claudia di riflesso al padre. Per questa sua apparente e sorprendente serenità davanti ad una tragedia del genere, Pietro diventa la spalla su cui piangere per eccellenza di parenti, amici, colleghi..Il mondo continua a girare intorno a lui, la fusione della società per cui lavora con un colosso americano si sta per attuare e lui, dirigente dei piani alti, può permettersi di stare lì, a salutare Claudia ad ogni ricreazione. Certo, cosa un pò improbabile nella vita reale, ma, concesso questo, la storia di Caos Calmo è coinvolgente, i personaggi tutti ben sviluppati, originali, anche abbastanza assurdi, ma ironici e soprattutto ognuno perfettamente interpretato da un Orlando o da una Golino o da un Gassman. Il mondo interiore di Pietro, nel libro tantissimo raccontato, nel film lo si coglie comunque in tante piccole scene..come quando per la prima volta nella sua vita aspetta Claudia all'uscita da scuola e gli sembra sia la cosa più fenomenale del mondo..bellissimo momento. Oppure nei suoi elenchi mentali di compagnie aeree con cui ha volato, delle case in cui ha vissuto.. É in questo mondo interiore che Pietro cerca disperatamente di soffrire, ma non ci riesce, forse perchè non ha amato Lara abbastanza, forse perchè non la conosceva veramente; e così la fatidica scena di sesso con la Ferrari (alias Eleonora Simoncini, la donna che Pietro salva mentre sua moglie sta morendo) non è altro che l'apice di un processo di auto-punizione che avviene tutto dentro di lui e di cui nulla fa trapelare all'esterno. Nell'unica scena in cui si abbandona a piangere, Pietro-Moretti è da solo in macchina..Il fondo lo ha toccato, adesso è ora di riprendere a vivere, ma nessun personaggio tra quel mondo di adulti paranoici ha il coraggio di interrompere la sua "convalescenza". Sarà la piccola Claudia presa in giro dai compagni ad invitare il padre ad andarsene via da quella panchina perchè "i bambini, lo sai come sono a volte papà..spietati!". I grandi invece vivono di aspettative..di modelli, di ruoli. Pietro dalla sua panchina sconvolgerà gli ordini e sovvertirà ogni logica conseguenza.


[Voto: 7,5]

mercoledì 6 febbraio 2008

La ragazza del lago

"La ragazza del lago"

Regia: Andrea Molaioli
Genere: Giallo
Cast: Toni Servillo, Valeria Golino, Omero Antonutti, Anna Bonaiuto, Fabrizio Gifuni, Fausto Maria Sciarappa, Heidi Caldart, Nello Mascia, Giulia Michelini

Italia, 2007

Trama: Sono le otto del mattino quando Marta, addentando una ciambella, sta tornando a casa dopo aver dormito da una zia. Un furgone si ferma: Mario, ragazzo affetto da ritardo mentale, la convince a seguirlo nella sua fattoria. L'allarme scatta subito, Marta ha solo sei anni. Nel paese arriva il commissario Sanzio, un poliziotto esperto, da poco trasferitosi in quelle zona un po’ sperduta. Il più giovane collega Siboldi, residente in quelle valli, diventa la sua guida anche per conoscere i legami famigliari e affettivi della piccola comunità. I due, accompagnati da Alfredo, fedele collega di Sanzio dai tempi della sezione omicidi, si dovranno trattenere nel paese, perchè un altro delitto si sta per consumare; un crimine sicuramente nato in seno a una delle famiglie del paese, frutto di un legame affettivo o sentimentale.

Recensione: Mario è un uomo rimasto bambino, suo padre è un vecchio che non lo ha mai saputo accettare e lo ha cresciuto come una bestia, Chiara è una moglie malata di amore per suo marito e non rivelerà mai a nessuno quello che sentì quella mattina da sotto il cuscino, Davide è un padre ossessionato da una figlia troppo bella, Roberto è un fidanzato che racconta tutto alla ragazza che ama, ma che non la conosce..Silvia è una figlia dimenticata che cerca nei piercing l'alternativa alla solitudine, Anna Bonaiuto è una moglie che scambia suo marito per suo fratello e non riconosce più Francesca, sua figlia; il Commissario Sanzio è un rigido uomo del sud catapultato non si sa per quale motivo in una realtà diversa dalla sua, tra le montagne del nord; Angelo era un bambino che non faceva altro che piangere..e la ragazza del lago? Beh, lei è Anna. Ma la sua incredibile storia non rimane altro che un pallido sfondo in questo film che sta un pò sospeso a metà tra il giallo e lo psicologico. Anzi, forse propende per il secondo. E, chiarisco subito, a me questo non è dispiaciuto affatto: mi sono appassionata alle vicende di questo spaccato di mondo e mi sono subito accorta di quanto le scene fossero tutte talmente profonde ed empatiche da dipingere con pochi tratti ogni vissuto e il rispettivo lato oscuro. Mi sono commossa nell'abbraccio del Commissario Sanzio (un superlativo Toni Servillo, un viso talmente espressivo che da solo dice più di mille parole) e di sua figlia (Giulia Michelini, attrice giovanissima ma brava, veramente brava), solo che mi sono persa..non sono riuscita a farmi prendere dall'ansia di voler scoprire a tutti i costi chi avesse ucciso la bellissima Anna, quasi non mi interessasse più. Ed è proprio questo l'unico, se proprio vogliamo non piccolissimo, "errore" del film. La storia di Anna è intensa, è struggente, è drammatica..ma non è raccontata. Diventa solo il pretesto per entrare nelle vite degli altri abitanti di un paesino sperduto tra le montagne Friulane, all'apparenza normali, ma che davanti a un delitto si rivelano nel loro lato nascosto. E Anna, anche lei con una vita apparentemente normale, che muore un pò per tutti loro, finisce per essere relegata in secondo piano. Rimane il bikini prosperoso di un filmino al mare, il seno che esce dal pigiama dopo una notte senza aver fatto l'amore, il jogging per le colline e poi giù fino al lago, una bacheca piena di foto, un diario web sconclusionato..Anna corre la sua vita in fretta e troppo in fretta la si dimentica in questo film tanto è vero che alla fine si ha l'impressione che il vero delitto sia un altro, ancora più terribile. Nonostante questo scompenso, "La ragazza del lago" regala tanto: scene meravigliose, piccole frasi che rimangono impresse, bei personaggi come quello del Procuratore incinta, così dolce anche in un ruolo così severo. E poi Servillo che litigando con la figlia se ne esce con un "ma qualcuno poi mi deve spiegare com è che quando le donne litigano..litigano di spalle!"; oppure sempre lui che al rimprovero dell'Ispettore Siboldi per essersi acceso una sigaretta in commissariato, lo sfida con un "arrestami..!", sono due scene impagabili; i magnifici e desolati paesaggi che neanche sembra di essere in Italia..le musiche che in certi momenti sembrano quasi stonare!..credo che per riassumere questi 90-95 minuti di pellicola si possa propriamente usare l'espressione di "giallo mancato". Ma, non so come dire.. "emozionante ritratto psicologico" mi piace decisamente di più! E soprattutto gli rende giustizia.


[Voto: 7.5]

venerdì 25 gennaio 2008

Giorni e Nuvole

"Giorni e Nuvole "

Regia: Silvio Soldini
Genere: Drammatico
Cast: Margherita Buy, Antonio Albanese, Giuseppe Battiston, Alba Caterina Rohrwacher, Carla Signoris, Fabio Troiano, Paolo Sassanelli, Arnaldo Ninchi

Italia, Svizzera 2007

Trama: Elsa e Michele sono una coppia colta e benestante con vent’anni di matrimonio alle spalle e una figlia di nome Alice. La loro serenità anche economica ha permesso a Elsa di lasciare il lavoro e coronare un antico sogno: laurearsi in storia dell'arte. Ma improvvisamente la loro vita cambia: Michele le confessa di aver perso il lavoro. Il futuro non si presenta più così tranquillo e prevedibile: svanisce la certezza di poter contare su stabilità e serenità. Gli equilibri che sembravano consolidati rischiano di crollare e di travolgere ogni aspetto della loro vita, persino il rapporto con Alice. Moglie e marito sono costretti ad affrontare la crisi, ognuno a modo suo, contando sulla non comune forza della loro unione. Ma questo basterà a salvarli?

Recensione: "Giorni e Nuvole" è un film che mette alla prova. Sì. Che in diversi momenti fa quasi venir voglia di mollare, di cedere e abbandonarsi a quelle scomode poltroncine di un cinema che non tiene il passo dei confortevoli (e carissimi) multisala, e di dire "è troppo pesante..". E invece vale assolutamente la pena di andare avanti perchè Soldini si rivela anche questa volta una certezza, uno sguardo originale e brillante in una trama in cui i giorni passano lenti e il cielo è sempre grigio e riesce comunque a ritagliare all'interno dei giorni tristi di Elsa e Michele momenti di impagabile e sottile ironia. Ma ne vale la pena anche per la bravura degli attori. Sorprende ad esempio quanto sia bravo Albanese in un ruolo che non ci si aspetterebbe interpretato da lui, così come sorprende la Buy che questa volta non recita la parte della donna fragile, sull'orlo della crisi. Anzi, è la colonna portante di una famiglia che si trascina avanti sempre più faticosamente..e l'unico suo momento di debolezza, un tradimento ormai annunciato, non rimane altro che una delle tante nuvole che passano nei giorni difficili di una nuova, non voluta, vita. L'amore e la stima,in questo film, si rischiano di perdere in altri modi: schiacciando le bottiglie di plastica per la raccolta differenziata, tentando di tappezzare di fiori il salotto della vicina..tirando uno schiaffo ad una figlia che vorrebbe solo essere utile. Gli eventi si susseguono accompagnati da una musica che mette ansia per tutta la durata del film senza che Michele li riesca a controllare o perlomeno assorbire nel meno peggiore dei modi. Questo lo differenzia dal fentastico personaggio della casalinga che sa suonare la fisarmonica di "Pane e Tulipani". Qui, infatti, anche se un pò per caso e un pò per errore, Rosalba sceglie consapevolmente di lasciarsi dietro tutto quello che è stata e di tuffarsi a capofitto nel rischio più assoluto. Michele invece, si ritrova senza volerlo in una realtà che non è la sua, in un mondo del lavoro che chiude le porte a chi non è più giovanissimo, che chiude le porte a chi non sa reinventarsi..che chiude le porte a chi non sceglie di accontentarsi. Eppure non si riesce a provare pena per lui, socio di una società che lo ha fatto fuori, in balia di giornate intere che passano lente e che non riesce a riempire. Lo si ama in ogni caso, come lo ama Elsa che, nonostante tutto, vuole lui al suo fianco, sul pavimento..a guardare il restauro di un affresco che doveva essere opera sua e che invece ha sacrificato al call-center, al posto di segretaria..al trasloco in un appartamento più piccolo. A un marito che proprio non ce la fa a ripartire da zero. Ma alla fine del film, proprio sotto quell'inestimabile dipinto che è sempre stato lì ad aspettare che qualcuno lo aiutasse a tornare a splendere, ci si rende conto che quello zero non c'è mai stato..che a volte si può scoprire che un muro che sembra portante, in realtà non lo è. Che le vere fondamenta non sono altro che l'affetto, l'appoggio, l'amore. Che le nuvole vanno, vengono..ma c'è qualcosa che rimane nascosto dietro un cielo plumbeo, o sotto gli strati del tempo. Ci vogliono solo la costanza e la pazienza di aiutarlo a tornare a splendere. Come l'affresco..


[Voto: 7.5]

mercoledì 2 gennaio 2008

L'attimo fuggente

"L'attimo fuggente"

Titolo Originale: Dead Poets Society
Regia: Peter Weir
Genere: Drammatico
Cast: Robin Williams, Robert Sean Leonard, Ethan Hawke Josh, Charles Gale, Hansen Norman Lloyd

USA, 1989

Trama: John Keating, giovane insegnante di letteratura inglese, arriva nel 1959 alla Welton Academy, di cui era stato allievo, dove regnano Onore, Disciplina, Tradizione e ne sconvolge l'ordine imbalsamato insegnando ai ragazzi, attraverso la poesia, la forza creativa della libertà e dell'anticonformismo.


Recensione: Semplicemente meraviglioso. Tutto qua. Senza entrare nel merito della regia, della sceneggiatura, del rischio di potere essere il classico polpettone americano..non mi va di farlo nè tantomeno ne ho la qualifica. Ma quando parlo del cinema come "emozione" che fluisce, intendo questo. Intendo lo sperare ogni volta che il finale sia diverso e invece il colpo di pistola viene sempre sparato e il professor Keating sempre espulso dalla prestigiosissima quanto bigotta e ottusa Welton. Intendo la storia banalissima dello sfigato innamorato della Cheer Leader fidanzata del Quoterbeg, perchè, se raccontata con semplicità e maestria, diventa tenera anche se prettamente U.S.A.!! Insomma intendo dire che di questo film ci si può tranquillamente innamorare..sarà merito di Robin Williams, irrimediabilmente perfetto in ogni ruolo da lui interpretato, oppure della freschezza dei ragazzi; nessuno di loro è ancora un attore professionista e questo lo si avverte nella loro spontaneità..sarà che il "carpe diem" è la filosofia che ognuno di noi vorrebbe far sua e che, almeno per qualche minuto di pellicola, sembra essere facile da realizzarsi..peccato che i conti con la viscida realtà li fa persino Holliwood!..É anche vero che il lieto fine, nella maggior parte dei casi, risulta scontato anche se in fondo in fondo auspicato dallo spettatore dalla lacrimuccia facile..soprattutto in questo caso perchè il gesto disperato del giovane sognatore Neil finisce per essere praticamente inutile. Per fortuna c'è la scena finale che con quel "Capitano, mio capitano" fa aprire i rubinetti a chi ha voglia di farsi commuovere e storcere il naso ai cinici che non sanno emozionarsi. In ogni caso, fa ben sperare..In conclusione, un film visto e stravisto che però, come il "barbarico yeap dello zio Whitman", risuona ancora sopra i tetti del mondo..


[Voto: 8]

mercoledì 26 dicembre 2007

Primavera, estate, autunno, inverno...e ancora primavera



"Primavera, Estate, Autunno, Inverno...e ancora Primavera"
((Bom, yeoreum, gaeul, gyeoul, geurigo, bom)
Regia: Kim Ki-Duk
Genere: Drammatico
Durata: 103 minuti
Cast: Con Oh Yeong-su, Kim Ki-duk, Kim Young-min, Seo Jae-kyeong, Ha Yeo-jin, Kim Jong-ho.
Corea del Sud, Germania 2003

Trama: Un monaco (Oh Young-Su) e il suo giovane discepolo (Seo Jae-Kyung) vivono in una casetta galleggiante situata nel mezzo di un piccolo lago in Corea. In quattro stagioni, più una, il Monaco adulto è l'osservatore dello stato d'animo del giovane cercando di mostrargli la via per "l'illuminazione". Ma la vita, purtroppo, prende il suo corso e l'arrivo di una ragazza scombina i sentimenti del discepolo...


Recensione: La forma della vita vista con gli occhi del pensiero orientale. Il cerchio, il ritorno, la ruota, la ripetizione, l'illuminazione. Questo film è pura poesia buddhista.
Non ci sono cambi repentini di scenografia, l'ambientazione è unica e ricorrente, il luogo sempre lo stesso. Le quattro stagioni della vita, più una. La primavera come nascita, come apprendimento, come giovinezza. L'estate come il calore del corpo, la passione, la trasgressione, la voglia di conoscere nuovi orizzonti. L'autunno come caducità, come peccato, come morte, fatica e dolore. L'inverno come espiazione, come riconquista dei valori, come maturità, come saggezza e ascetismo. E infine di nuovo la primavera, il cerchio si chiude, anzi, si riapre per un nuovo ciclo vitale. La conoscenza passa da una mente all'altra come un soffio di vento sugli fronde degli alberi del lago.
In mezzo tanti piccoli gesti e sguardi, tanta saggezza mai parlata, mai urlata, mai realmente espressa. C'è anche un pizzico di magia orientale; c'è una sorta di ritmo fluttuante, un ritmo cullato da onde impercettibili, c'è una barca che si muove col pensiero, c'è l'acqua che purifica, il ghiaccio che si fa scultura, il legno che graffia e punge come gli errori della vita.
Ogni elemento all'interno di questo percorso visivo ha un significato. Gli animali, che sembrano far parte di una cornice ambientale, portano con sè delle forti simbologie adattabili ai momenti salienti del film; il cane come ingenuità, il pollo come lussuria, il gatto come pigrizia e così via.
Per alcuni aspetti, questo film può essere compreso soltanto conoscendo realmente la religione buddhista, essendone la completa trasposizione ed esemplificazione. Alcuni passaggi, alcuni elementi, alcuni gesti per il nostro tipo di cultura vengono visti e valutati esclusivamente come puri gesti senza senso. Il monaco che usa la coda del gatto come pennello, il gallo che passeggia davanti alla telecamera in determinate scene, le porte senza muri che vanno attraversate lo stesso. Tanti sono gli elementi che in qualche modo passano inosservati ai nostri occhi. Il film diventa così una raffinata cartolina buddhista, da gustare e riguardare, ma anche da studiare. Si possono capire certi passaggi solo documentandosi realmente.
Oppure si può restare delicatamente sospesi tra punti di domanda e misticismo senza risposta, e tenersi dentro ciò che si è compreso. E' un'opera poetica, ricca come un quadro o come un libro dalle tante pagine. Semplici o complicate come la vita, anche qui dipende con quali occhi le si guarda.
C'è, in quest'opera, una forte capacità di raccontare una storia, delle storie, senza bisogno di dialoghi. Il silenzio dell'anima messo a nudo. E c'è un uso sapiente della cinepresa. Fotografia mozzafiato, cartoline di un mondo-non mondo fatto di acqua, di umidità, di tradizione, di ascetismo, di misticismo. Natura e vita, vita e natura.
La vita composta da tante stagioni, la vita che percorre una strada che non finisce col corpo. Va oltre, continua, si ripete, si rigenera.
Un film delicato e purificante, un film colmo di significati raffinati e forte simbolismo spirituale.
Un film silenzioso e minimalista, opposto a tutte le produzione cinematografiche degli ultimi tempi.
Un film fotografico e silenzioso come il tempo.
Da vedere, e non solo.

[Voto: 9]

lunedì 24 dicembre 2007

La bussola d'oro

"La bussola d'oro"

Titolo originale: The Golden Compass
Regia: Chris Weitz
Genere: Fantastico
Cast: Dakota Blue Richards, Nicole Kidman, Eva Green, Daniel Craig, Ben Walker, Ian McKellen, Jim Carter, Charlie Rowe

USA, 2007

Trama: La dodicenne Lyra Belacqua vive nel rinomato Jordan College e passa il suo tempo tra lo studio e i giochi con il suo fedele amico Roger. Lyra, sempre accompagnata dal suo daemon (un piccolo animale che rappresenta la sua anima), diventa la protagonista di una grande avventura. Quando il preside della scuola le affida la Bussola d'oro, Lyra diventa il principale obiettivo del Magisterium, una potenza autoritaria contraria al libero arbitrio. Cercando di scappare dall'influenza di Miss Coulter e di ricongiungersi con suo zio, Lord Asriel, Lyra incontra incredibili personaggi: dall'enorme orso corazzato Iorek Byrnison alla misteriosa strega Serafina Pekkala.

Recensione: Prendete un pizzico di "Signore degli Anelli", una cucchiaiata di "Harry Potter", 4 o 5 tazze di "Cronache di Narnia"..ed ecco l'ennesimo Fantasy girato sicuramente bene, questo sì, ma povero di inventiva. D'altro canto però, è Natale..e che male può esserci nel farci trascinare dentro le avventure della piccola Layra e di quello che diventerà il suo inseparabile amico, il graficamente splendido Orso Polare Iorek Byrninson..tanto di cappello alle scene di lotta tra gli orsi, spettacolari. E, dico la verità, se mi avessero fatto morire quella cosa morbidosa, io sarei scoppiata in lacrime!!..Trovata degna di nota quella del "Daemon", l'anima dalle sembianze animali che sta sempre a fianco di ogni essere umano..viene spontaneo fantasticare su quale bestiolina potrebbe rappresentare la nostra anima e sul fatto che forse, vedendo fisicamente le emozioni sarebbe tutto più facile!!..certo, pensare che a Nicole Kidman è toccato un babbuino, non fa ben sperare per noi comuni mortali!!..eppure l'algida australiana fa sempre la sua figura, non c'è dubbio..la fa talmente bene che è il suo animaletto che si ha voglia di strozzare per quanto è cattivo, non lei..in quanto a eleganza non è da meno neanche la "strega" Eva Green che riesce a portare con dignità persino un nome così assurdo come Serafina Pekkala!!(sarà per la scosciata audace!!)..Di sicuro è nobile la ragione per cui i nostri eroi combattono: quella della "conoscenza", del non restare all'oscuro, del sapere cosa c'è al di là, quali altri mondi ci circondano; insomma quel libero arbitrio che la terribile Istituzione del Magisterium di cui la Kidman fa parte, vuole negare al mondo intero impadronendosi dei bambini e soffocando già dall'infanzia la loro sete di sapere..non so voi, ma a me il parallelismo con la Chiesa è venuto praticamente in automatico!!..Nel complesso, uscendo dal cinema, quella che si ha, o almeno quella che ho avuto io, è sicuramente una sensazione di dejavù, di già visto, insieme a quella di volere fortemente un orso polare tutto per sè!!!!!!!..non ci resta che aspettare il secondo episodio di quella che dovrebbe essere una trilogia stile Lord of Rings per scoprire se la Polvere della Conoscenza ci illuminerà oppure no..e per scoprire anche se il neo 007 Craig si vedrà per più di 2 minuti!!!!!!


[Voto: 7.5]

Notorious, l'amante perduta


"Notorious, l'amante perduta"
(Notorious)
Regia: Alfred Hitchcock
Genere: Drama/Romance/Film-Noir/Thriller
Durata: 90 minuti ca
Cast: Ingrid Bergman, Cary Grant, Claude Rains
Usa, 1946

Breve Trama: Elena Huberman è figlia di un tedesco stabilito negli Stati Uniti e di un'americana. Suo padre viene condannato a 20 anni di reclusione per spionaggio a favore della Germania, e s'avvelena in carcere. La figlia, che ha sempre manifestato i suoi sentimenti di buona americana, viene arruolata nel servizio segreto americano di controspionaggio ed inviata a Rio de Janeiro, dove dovrà introdursi nei circoli degli agenti nazisti e raccogliere utili informazioni. Benché ami, riamata, l'agente americano Devlin, essa, per assolvere il suo compito, sposa Sebastian, un suo antico adoratore, precedentemente da lei respinto, che è il capo degli agenti nazisti.
In tal modo riesce a carpire un geloso segreto, che rivela ai suoi superiori per mezzo dell'agente, di cui è ancora follemente innamorata. Sebastian, quando si accorge di aver sposato una spia americana, benché l'ami appassionatamente, decide di sopprimerla.
Quando l'agente Devlin, preoccupato sul suo conto, viene a cercarla, la trova quasi moribonda per il veleno propinatole e a stento riesce a trarla dalla casa del marito.

Recensione: "Notorious" è la perfezione hitchcockiana, in ogni sua sfaccettatura. E' un film dalla trama pulita, lineare, dai risvolti chiari e dalle atmosfere studiate in ogni minimo dettaglio.

Truffaut ha definito quest'opera "la quintessenza di Hitchcock". La struttura è straordinariamente semplice ma efficace sotto ogni punto di vista. La trama è altrettanto lineare e facile da comprendere: due uomini, divisi da ideali completamente opposti, sono innamorati della stessa, affascinante donna. Questi ideali però, e i pericoli ad essi dovuti, porteranno a fare scelte estreme e dolorose.

Era il 1945, la bomba atomica non era ancora esplosa, ma Hitchcock, nelle sue ricerche per la creazione di questo film, già aveva intuito elementi politici e diplomatici di estrema importanza. L'uranio contenuto nelle bottiglie, in questa produzione, non è altro che il famoso McGuffin, un pretesto per dare una svolta alla vicenda, ma in qualche modo ci mostra la direzione della realtà americana di quel periodo. Spionaggio, nazismo, bomba atomica. Tutto è mostrato, anche se non è mai urlato nè sottolineato, e lo stesso regista ha la capacità raffinata di mostrare tematiche "scottanti" senza però farle diventare protagoniste dell'intreccio.

Che davvero scotta, ma ancora non è mai messa in evidenza, è la situazione amorosa/morbosa dei protagonisti. Devlin è perdutamente innamorato di Helena, ma a causa della sua attività di spia è costretto a gettarla nelle braccia (e nel letto) di Sebastian. Una situazione parecchio pesante, soprattutto se osservata nel periodo di riferimento. Ma Hitchcock ha un'accurata propensione a far intuire elementi "scandalosi" senza mostrarli direttamente; egli coinvolge lo spettatore facendogli capire ogni minimo dettaglio grazie ad un gioco sapiente di sguardi, di frasi, di situazioni.

Il cast di attori è superbo. Ingrid Bergman incanta per la sua espressività, per la sua bellezza e per la bravura con cui mette in risalto le emozioni. Con l'aiuto sapiente di luci e inquadrature, il suo viso e la sua mimica facciale risplendono e comunicano per tutta la durata del film. Incantevole, dotata di una femminilità cristallina e angelica, la Bergman in questo film dona tutta se stessa ed è impossibile toglierle gli occhi di dosso. Cary Grant è altrettanto perfetto nel suo ruolo di "uomo di ghiaccio", che però evidenzia, con ogni tratto del viso, la forte attrazione passionale che prova verso la giovane donna. Il loro intreccio è stupefacente, la chimica che si instaura tra i due attori è perfetta, e ogni gesto, ogni movimento è sciolto e reale, tangibile. Imperdibile "il bacio più lungo del cinema", che mette lo spettatore proprio al centro del loro rapporto amoroso. Per alcuni secondi la coppia rimane abbracciata davanti allo schermo; in realtà non è il bacio a durare tanto ma le loro effusioni amorose che, come già detto, coinvolgono direttamente il pubblico in sequenze visive ben congeniate. Da sottolineare anche l'estrema bravura di Claude Rains, l'antagonista. Un uomo che dopotutto è fragile e innamorato, ma che ha dei valori a cui non può sottrarsi. Grandiosa interpretazione anche nel suo caso.

La sceneggiatura è impeccabile come tutto il resto. Spesso Hitchcock ebbe problemi proprio con i testi dei suoi film, ma in questo caso ogni tassello combacia, ogni frase è legata indissolubilmente all'altra, ogni dialogo ha delle conseguenze sulla vicenda oppure risponde a domande fondamentali.

Impareggiabile l'uso della telecamera, e assolutamente imperdibile la scena della scalinata. Ingrid Bergman sta lì, in piedi, nel centro dell'atrio; la telecamera parte dall'alto e scende con leggiadria sulle teste dei presenti alla festa, fino a raggiungere la chiave, stretta nel pugno della donna. Memorabile, raffinata, imperaggiabile.

Insomma, un film che m'ha completamente stregato ed affascinato. La perfezione narrativa di Hitchcock in un film spoglio di ironia, colmo di sentimenti irrequieti e drammi vividi e presenti. Una produzione fluida, che affascina e mette un po' a disagio.

Grande, grandissimo Hitchcock.

[Voto: 10]



domenica 23 dicembre 2007

The Illusionist

"The Illusionist"
Regia: Neil Burger
Genere: Drammatico/Fantastico/Romantico
Cast: Edward Norton, Jessica Biel, Paul Giamatti, Rufus Sewell, Eddie
Marsan, Tom Fisher, Aaron Johnson, Erich Redman
USA, 2006

Trama: Siamo all'inizio del XX secolo, in Austria. Eisenheim è un adolescente innamorato (e ricambiato) della bella Contessina Sophie: la ragazza, però, è promessa sposa del Principe Leopoldo, erede al trono. I due sono costretti a separarsi ed Eisenheim scompare dalla circolazione. Quindici anni dopo, il ragazzo è cresciuto e strega Vienna con spettacoli nei quali mette in mostra le sue incredibili doti di illusionista: una sera incontra Sophie, e l'amore si riaccende, ma il Principe Leopoldo, aiutato dall'Ispettore Generale Uhl, capo della Polizia, fa di tutto per stroncare una volta per tutte la relazione…

Recensione: The Illusionist un pò appassiona, un pò commuove, un pò stupisce..è quell'un pò che un pò delude!..perchè se mi fossi tanto appassionata, tanto commossa e tanto stupita, non avrei subito intuito quello che sarebbe dovuto essere il colpo di scena finale..e sì che io in arguzia non è che sia un fenomeno!!..bravissimo Edward Norton che già mi aveva stregata in Fight Club e American History X (anche se sbirciando nella sua filmografia lo trovo anche in "Frida"..ma che parte faceva??), bellissima Jessica Biel che finalmente non vedo più in Seventh Heaven!!!!..non male, anzi forse il personaggio che più mi è piaciuto, Paul Giamatti nel ruolo dell'ispettore apparentemente arrivista e senza scrupoli, ma che con la sua risata sincera nel finale firma la scena più bella. C'è l'eroe buono, l'Illusionista innamorato che sembra avere poteri soprannaturali e invece sempre illusionista rimane, c'è il cattivo e c'è la principessa..tutto un pò scontato. L'ispettore Uhl invece impari a capirlo e ad apprezzarlo..molto più interessante!..ma del resto un film è un'illusione e per amarlo ti ci devi buttare dentro e farti consapevolmente "fregare". Perciò se vi balenerà in testa la soluzione di una trama non così complicata, non fate il mio stesso errore..tiratevi una botta in testa, procuratevi un'amnesia temporale, insomma fate finta di nulla..e godetevi la più classica delle storie d'amore..


[Voto: 6.5]

martedì 18 dicembre 2007

Premonition


"Premonition"
Regia: Mennan Yapo
Genere: Drammatico/Thriller
Durata: 92 minuti
Cast: Sandra Bullock, Julian McMahon, Amber Valletta, Marcus Lyle Brown, Jason Douglas, Nia Long, Kate Nelligan, Peter Stormare
USA, 2007


Trama
:
Per Linda, un giovedì qualsiasi segna l’inizio di un incubo senza fine.
La polizia bussa alla sua porta e le comunica la morte del marito in un incidente stradale, la mattina successiva si risveglia trovandolo vivo accanto a sé. Le giornate si susseguono senza più un ordine temporale, portando Linda sull’orlo della follia …


Recensione
: Sandra Bullock mi piace, m'è sempre piaciuta. Ha un viso espressivo, occhi dolci e luminosi ed è particolarmente brava nelle scene di dolore. Ahimè, non sempre è fortunata con le scelte cinematografiche. E' stata un po' etichettata in questo modo, è "un'attrice di talento ma che non sa scegliere sapientemente i copioni" , per questo si ritrova fare "Miss Detective" oppure "Piovuta dal cielo", film gradevoli per una serata leggera ma che mettono poco in risalto la sua bravura e, perchè no, la sua espressività.
Questo film è riuscito almeno in questo senso, tenendo conto che quasi tutte le scene sono incentrate sul volto di Sandra che tenta di capire cosa le riserva il futuro - passato - presente.
Lasciando per un attimo da parte l'attrice, il film comincia con tutti i buoni propositi possibili, e con un'idea di fondo ben studiata. Una donna, una famiglia apparentemente felice, e tutt'ad un tratto quell'equilibrio si spezza, si frantuma e si complica, bruciando ogni speranza e lasciando spazio a vuoti incolmabili. Questa "distruzione", però, è tutt'altro che sistematica: Linda, la protagonista, vede il suo mondo sgretolarsi tramite delle premonizioni, tramite visioni che si alternano alla realtà. Un gioco che funziona benissimo per almeno la prima ora di film. Colpi di scena, frenesia, punti di domanda uno dietro l'altro, confusione totale e smarrimento che vanno pari passo con l'angoscia del personaggio. Si rimane sospesi e coinvolti direttamente nel gioco di colori alternati e di luci che scandiscono l'inizio e la fine di questi giorni settimanali, che hanno perso la loro collocazione originale. La premessa, quindi, è davvero ottima. Il ritmo è incalzante, la sceneggiatura funziona, gli attori fanno un buon lavoro di sguardi e gesti.
Il film crolla totalmente quando si dovrebbero dare delle spiegazioni, quando le cose dovrebbero essere decifrate e gli enigmi portati ad una soluzione. Il problema è che il film ci prova ad essere convincente e a dirci in che modo è andata a finire, ma fallisce inesorabilmente. Gli attori sembrano spaesati in questa seconda parte, non sono affiatati e non creano emozione; il finale si affretta, diventa un riassunto del riassunto e non svela proprio nulla, anzi, per alcuni versi complica le cose, lasciando allo spettatore il compito di trovare una chiave adatta al puzzle.
I film così mi fanno un po' "tenerezza". Perchè ti appassioni, capisci che hanno posto un problema coinvolgendoti in esso, ma poi lo stesso regista o sceneggiatore non è in grado di farsi tramite di una soluzione personale, o meglio, forse la soluzione ce l'ha ma non riesce a tramutarla in immagine. Troppa carne al fuoco che brucia troppo velocemente, facendo così cadere il film e la passione che c'avevi messo.
Coinvolgimento prima, indifferenza dopo.
Fine di un film che non ti rimane dentro, se non per gli occhioni di Sandra che si perdono nel vuoto cercando, come per noi, povero pubblico, di capire che diavolo le è successo.


[Voto: 5]


sabato 8 dicembre 2007

[1408]


"1408"

Regia: Mikael Hafstrom
Genere: Thriller/Horror
Durata: 94
Cast: John Cusack, Samuel L. Jackson, Kate Walsh
USA , 2007

Trama
: Mike Enslin, un tempo brillante scrittore con alle spalle un ottimo romanzo d’esordio, non è mai riuscito a superare il trauma della morte della figlioletta e ha perso scrittura e moglie dopo il dramma.Ora accumula la stesura di innumerevoli volumetti fra il cinico e il sensazionalistico dove testimonia delle sue permanenze notturne in vari luoghi (cimiteri, camere d’albergo, case, castelli…) famosi per i fantasmi, poltergeist e fenomeni soprannaturali. La sua personale ricerca di un supposto aldilà gli ha riservato solo amarezze e delusioni.Fino alla stanza 1408 dell’hotel Dolphin a New York. Stimolato dalla reticenza della direzione e reso ancora più testardo dai molteplici tentativi di dissuasione da parte del direttore, Mike insiste per pernottare nella famigerata stanza (più di 50 morti naturali e non sono avvenute fra quelle mura) e la sua ostinazione lo porterà dritto dritto nell’esperienza più terrificante della sua intera esistenza…


Recensione:
Ancora un altro "horror", o forse è meglio dire ancora un altro thriller.
Un albergo. Come nel caso del film di Avati, niente di nuovo. Kubrick c'ha insegnato anni orsono che gli alberghi possono risultare davvero sgradevoli, con le loro molteplici sfaccettature, i loro giochi di chiavi e serrature e le innumerevoli vicende umane memorizzate da carta da parati e mobilia di ogni tipo.
La partenza è proprio questa, stessa strutturazione del problema, mobili intrisi di sangue, pareti che sussurrano angoscia, rubinetti che sgorgano rumori e atmosfere di sciagure e dolore.
John Cusack è il coraggioso quanto indifferente protagonista che si introduce nella famigerata stanza "1408" per completare un libro su spettri e affini nel contesto alberghiero. La sua parte è da subito molto convincente, un uomo ha perso la figlia, non crede più in niente e usa tutta la sua intelligenza alla ricerca di elementi soprannaturali che gli riaprano la fede nell'aldilà, la fede in qualcosa di paranormale, di più alto e ultraterreno.
La tensione pian piano sale, ci si sente subito coinvolti nell'angoscia crescente, ma da una parte si percepisce una sorta di "già visto". Il film diventa ben presto un assemblaggio sofisticato dai risvolti cupamente psicologici, deliranti, disturbanti. La paura però non giunge con la tensione, è chiaro ben presto che la camera respira con il protagonista, e quindi pensa esattamente come lui, parla di una dannazione personale e della perdita totale di valori, e in un certo senso diventa un catalizzatore potente e agghiacciante che può smettere di pulsare solo con una completa rinascita e riconquista mentale. Cusack è davvero convincente in ogni singolo frammento del film; la sceneggiatura a tratti barcolla, spinge irrimediabilmente la trama nel confino della mente e le immagini smettono di spaventare, sempre tenendo presente che forse non ci sono mai riuscite realmente.
Gli effetti visivi funzionano, le atmosfere pure. Calde, poi fredde, poi distruttrici, poi rarefatte. Angoscianti, sicuramente.
M'aspettavo un po' più di paura, qualche balzo sulla sedia, qualche inquadratura meno perfetta e più scostante, una trama che fosse più nuova e meno irrigidita dagli ultimi canoni statunitensi del "fare film horror". Lo so, dietro c'è il libro di King, che non ho avuto il piacere di leggere, e forse questa produzione cinematografica è soltanto lo specchio visivo di concetti espressi su carta. Ad ogni modo, sono rimasto indifferente, alla fine del film. Non mi sono emozionato, non ho avuto paura, non ho ricavato nulla di nuovo rispetto a film già visti che utilizzano stili e atmosfere simili. Un bel film, ben fatto, assolutamente. Forse troppo.


[Voto: 6.5]


giovedì 29 novembre 2007

[Il Nascondiglio]

"Il Nascondiglio"

Regia: Pupi Avati
Genere: Thriller/Horror
Durata: 100'
Cast: Laura Morante, Rita Tushingham, Burt Young
2007

Trama: Dopo un lungo ricovero in una clinica psichiatrica, una donna chiamata Lei decide di rifarsi una vita aprendo un ristorante italiano a Davenport, Iowa. Sceglie un grande edificio isolato in cima ad un colle. Una volta stabilitasi all`interno di questa insolita dimora, comincia ad avvertire, durante la notte, delle presenze. Pensa di essere di nuovo vittima della sua malattia mentale. Proprio questi strani eventi notturni, però, la spingono a interessarsi alla storia della casa, fino a scoprire qualcosa di tremendo accaduto in una notte di bufera alla vigilia di Natale, nel 1952.

Recensione: Creare un film horror-gotico al giorno d'oggi è facile, grazie all'uso di tecnologie prolisse e spasmodiche; ma creare un film horror riuscito è un compito parecchio arduo. Ciò che fa l'apporto visivo spesso non è compensato da una buona trama, una storia che sia avvincente e non scontata, una vicenda che non vada incontro al solito finale - non finale che lascia sempre un po' di amaro in bocca.

Pupi Avati ha già un passato con questo genere, e forse proprio per questa ragione ne conosce stilemi e stratagemmi meglio di altri registi d'avanguardia.
"Il Nascondiglio" è un film riuscito, incalzante e mai noioso. Non vi è mai la presenza della grafica 3D, non ci sono figure mostruose che si arrampicano su muri a gambe in su, non ci sono baratri nel pavimento aperti su mondi paralleli o bambini demoniaci dagli occhi di sangue: solo una casa. Una di quelle antiche, quelle con un passato alle spalle e muri scricchiolanti di verità nascoste. Tutto parte da qui. Sicuramente l'utilizzo di un contesto simile non è nuovo al cinema horror, infatti il film di Avati non spicca per l'originalità contestuale, ma per il modo "semplice e diretto" di affrontare scena per scena.
Luci e ombre fanno da contorno all'intera trama, torce accese alla ricerca di voci presenti - non presenti, legni che scricchiolano e forti rumori senza un senso preciso, e poi quell'insieme di botole per l'areazione che nascondono fatti mai totalmente svelati. E' forse proprio la luce a fare da padrona in tutto il film, ed è l'elemento che più mi ha interessato e fatto incuriosire minuto per minuto. Una curiosità un po' morbosa, che segue la protagonista alla ricerca della verità.
No, niente di nuovo, è vero. Una casa, un segreto che tutti vogliono nascondere, una donna forse completamente pazza (ma coraggiosa e testarda come nella buona tradizione cinematografica), strane presenze come incubi ricorrenti.
Laura Morante è perfettamente integrata nel ruolo di "Lei", la protagonista senza un nome, e da ottima attrice che è, riesce a mettere il suo isterismo interpretativo così caro ai suoi ruoli al servizio di situazioni particolari ed enigmatiche. Brava, senza dubbio.
Per concludere, non lodo Avati per aver creato un nuovo stile o per aver impastato una trama totalmente convincente, anzi, spesso la sceneggiatura ha qualche incertezza e in alcune scene manca un collante che avrebbe reso il film perfetto. Lodo Avati per averne usato uno vecchio, di stile, di quelli che fanno salire l'adrenalina senza ricorrere a trucchi visivi e uditivi, di quelli che usano i violini stridenti della colonna sonora per sottolineare cosa sta accadendo o cosa accadrà da lì a poco. Ha giocato perfettamente con il vedo - non vedo, ha messo insieme una trama complessa ma in fin dei conti ben riuscita e ha ricreato atmosfere di film pescati dagli anni passati. Dove di tecnologia ce n'era un po', di inventiva ce n'era un po' di più.

[Voto: 7]