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domenica 2 marzo 2008

Sweeney Todd: Il Diabolico Barbiere di Fleet Street

"Sweeney Todd: Il Diabolico Barbiere di Fleet Street"

(Sweeney Todd: The Demon Barber of Fleet Street)
Regia: Tim Burton
Genere: Musical/Horror
colore 120 minuti circa
Cast:Johnny Depp, Helena Bonham-Carter, Alan Rickman, Timothy Spall, Sacha Baron, Cohen, Ed Sanders
USA, 2007

Trama: In una cupissima Londra di metà ottocento, il barbiere Benjamin Barker, aiutato da Mrs. Lovett, cerca la sua sanguinosa vendetta contro l’uomo che lo ha separato dalla sua famiglia.

Recensione:
Tanto sangue. Fiotti di sangue. Fiumi di sangue. Sangue che percorre il film e ne traccia ogni istante. Sangue che gioca tra le fessure e si pone come narratore silenzioso di una vicenda drammatica ma poco avvincente.
Il sangue di Burton, finto, artificiale, rassicurante. "In fondo è solo finzione".
Parto dalle note assolutamente positive: il cast, la scenografia e l'ambientazione. Superbi.
Johnny Depp è cupo e agghiacciante al punto giusto; nei suoi occhi si legge un demoniaco dolore che esprime la frustrazione della perdita e dell'ingiustizia. La sua lama è come una spada, ed è il parallelo infernale delle forbici di "Edward (Mani di forbice)".
Helena Bohnam Carter, nel ruolo di Mrs. Lovett, è pallida ed espressiva, manipolatrice come una vera donna innamorata. I duetti di questi diabolici protagonisti sono i migliori, i più sorprendenti e, a dirla tutta, i meno noiosi. E il sangue è il centro anche del loro rapporto, s'insinua nei dialoghi, goccia dopo goccia, scandendo i tempi di un pericoloso gioco senza lieto fine.
La scenografia e l'atmosfera ricreata è completamente di matrice burtoniana.
Una Londra buia, grigia, fumosa, umida e quasi disumana. Gente di passaggio, vestita di colori altrettanto spenti; persone che camminano come zombie tra le sagome di alte case dall'aspetto poco rassicurante.
Il fumo esce dai comignoli e gioca col cielo, basso e nefasto, e parla di morte per tutto il film. Parla di alienazione, di bene e male, di presagi, di vendetta e di tragedia.
Solo per qualche minuto, inaspettatamente, si apre un cielo azzurro di campagna simile a quelli di "Big fish". E si intravedono le burle e i sogni tipici dei film del regista, messi in scena dai desideri di Mrs. Lovett (l'amore in fondo riesce ad aprire squarci di luce anche nel nero più macabro).
L'ambientazione rievoca "La sposa Cadavere", ma in questo caso è completamente negato il fattore ironico e buffo, il fattore caricaturale. La morte non vive in un'altra dimensione ma è vicina a tutti, e si manifesta sotto mentite spoglie. La morte corre sulla lama di un rasoio.

La trasposizione cinematografica di un musical, in questo caso, ha penalizzato il film, almeno dal mio punto di vista. Il ritmo arranca dietro le canzoni, alcune scene sono iniettate negli occhi dello spettatore, mentre le musiche alienano le orecchie, senza creare suspence, stupore, rabbia, paura o altri sentimenti. Non ci sono coinvolgimenti, tutto rimane lì, in bella mostra sullo schermo; le canzoni si rincorrono senza stupire e rimangono poco impresse nella mente. Burton ha voluto sì giocare con le voci, cercando di farne la messa in scena dei caratteri personali dei protagonisti, ma in alcuni punti ci si aspetterebbe un dialogo parlato che dia una tregua alle orecchie, che faccia decollare il film, che smorzi l'orchestra e ci faccia riavvicinare ai rumori dell'ambientazione.
La vicenda non raggiunge un climax, le situazioni sono già anticipate, affrescate col sangue.
Testa dopo testa, poco di nuovo ci si aspetta dall'intreccio, che si spegne senza che ci si è realmente resi conto dell'accaduto.
Si rimane lì, davanti ai titoli di coda, con un senso di insoddisfazione e con un commento ben chiaro: "mi aspettavo qualcosa di diverso". Non so neppure cosa mi sarei aspettato, ma questo Burton è .. poco Burton.
Poca poetica, un film che strizza l'occhio molto più spesso al genere splatter, ma che nello stesso tempo non ci dona raccapriccio o disapprovazione.
I personaggi sono lì, delineati sulla linea del rasoio, e si affacciano al bene e al male in egual modo. Sono eroi e antieroi nello stesso tempo.
Ma Burton, questa volta, ha fallito il compito di farci immedesimare, manca completamente la personificazione.

"Sweeney Todd", quindi, è un film riuscito dal punto di vista visivo: è stato cioè in grado di fare ciò che il teatro non è in grado di ricreare in maniera sensoriale e tridimensionale; ha composto una scenografia che chiaramente la versione musical non poteva permettersi. Il palco non deve cambiare, i frammenti sono ricomposti col montaggio, i tempi possono accorciarsi, le luci sono perfettamente integrate con gli ambienti.
Ma dal punto di vista narrativo, il film avrebbe forse potuto dare di più.
In fondo i film di Tim hanno quasi sempre puntato su una forte dose di coinvolgimento. "La morte è più vicina di quanto si possa pensare, e, se vista dal verso giusto, può anche divertire".
Ma stavolta no, è una morte lontana, poco buffa.
Tanto sangue. Fiotti di sangue. Fiumi di sangue.

Voto: 7-

sabato 2 febbraio 2008

Sweeney Todd: da Broadway al grande schermo

In principio era una leggenda, poi un libro, ma più di tutto era Broadway. Si potrebbe cominciare così anche stavolta, perchè alla base c'è un musical di successo messo in scena nel 1979, "Sweeney Todd".

Ed in principio era la grandissima Angela Lansbury, in compagnia di Len Cariou. Lo show debuttò il 1 marzo 1979 , alla regia c'era Harold Prince.

E il trionfo, garantito. Si portò a casa 8 Tony Awards, Miglior Musical, Migliore colonna sonora di Stephen Sondheim, Miglior Attore, Migliore Attrice, Miglior Regista, Migliore Scenografia, Migliori Costumi.

Più di 20 anni dopo, Tim Burton rispolvera la vicenda (già rielaborata nel 2006 da Dave Moore per la TV) raccogliendo a sè i migliori interpreti del genere macabro, Johnny Depp e la moglie Helena Bohnam Carter.
La storia rimane fondamentalmente la stessa: In una cupissima Londra di metà ottocento, il barbiere Benjamin Barker, aiutato da Mrs. Lovett, cerca la sua sanguinosa vendetta contro l’uomo che lo ha separato dalla sua famiglia.
Depp, istrionico come sempre, s'è cimentato nel canto dopo qualche tentennamento e s'è calato immediatamente in una nuova maschera, dopo aver abbandonato quella ridondante del Capitano Jack Sparrow. La Carter, già immersa nel mondo sognante del marito, ha preso il posto della Lansbury, mettendosi in risalto con trucco bianchissimo e occhiaie da vera nottambula. Una prova recitativa e canora di indubbio livello, ma più di tutto verrà di nuovo a galla il cupo e disturbato mondo di Tim Burton, con i suoi colori, le tinte scure e misteriose, i suoi giochi di chiaro-scuro, e quelle immagini prese dall'aldilà che rendono la linea di demarcazione tra vita e morte sempre più sottile. La morte cantata, la morte recitata e presa un po' in giro, la morte come tema centrale del divertimento.
Chi ha gustato il musical origjnale, come è ovvio, sentirà nostalgia per la magia di quella versione; chi, come me, del primo Sweeney Todd ha visionato solo qualche frammento, si troverà davanti uno scenario e una "favola nera" del tutto nuova.

L'appuntamento italiano con le visioni macabre di Burton è per il 22 febbraio.
Nell'attesa, ecco due videoclip tratti dalle due versioni di Sweeney Todd.


"A Little Priest"
versione teatrale 1979
versione cinematografica 2007





"Sweeney Todd: The Demon Barber of Fleet Street"

REGIA:
Tim Burton
PRODUZIONE: U.S.A. - 2007 - Musical/Horror
DURATA: 110'
INTERPRETI:
Johnny Depp, Helena Bonham-Carter, Alan Rickman, Timothy Spall, Sacha Baron, Cohen, Ed Sanders
SCENEGGIATURA:
John Logan (dal musical di Stephen Sondheim e Hugh Wheeler)
FOTOGRAFIA:
Dariusz Wolski
SCENOGRAFIA:
Dante Ferretti
MONTAGGIO:
Chris Lebenzon
COSTUMI:
Colleen Atwood
MUSICHE:
Stephen Sondheim (Christopher Bond, adattamento musicale)

Nominato a 3 Oscar, tra cui "Miglior Attore" per l'interpretazione di Johnny Depp